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Godín, trent'anni dopo Herrera...

di Redazione Cagliari
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© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Cagliari nel destino. Ha appena quatto anni, Diego Godín, quando il futuro suocero Pepe Herrera sbarca in Sardegna per la sua avventura calcistica nell’Isola caratterizzata da 147 presenze e 13 gol totalizzate nel corso di cinque intense stagioni. E nel 1993, proprio a Cagliari, nasce la futura moglie Sofia, figlia di Pepe, conosciuta nel 2013 e sposata il 26 dicembre 2018.

Trent’anni dopo Herrera, la storia si ripete e un altro calciatore uruguagio, il ventitreesimo della storia (a cui aggiungere quattro allenatori), si lega ai colori rossoblù per un nuovo capitolo della propria carriera calcistica e una nuova esperienza di vita nell’isola del sole e del mare.

Nato a Rosario (Uruguay) il 16 febbraio 1986, Diego Roberto Godín Leal cresce calcisticamente a Montevideo, capitale del Paese sudamericano. Prima il Defensor Sporting, poi l’esordio tra i professionisti nelle fila del Cerro, dove milita per tre stagioni consecutive dal 2003 al 2006. "El Faraon" – questo il suo soprannome – indossa quindi per una stagione la maglia del Nacional, prima del grande salto verso i prestigiosi palcoscenici europei.

Lo attende la Spagna, che lo vedrà protagonista per ben dodici stagioni consecutive.

Nel 2007 si veste di giallo, il Villarreal è la prima tappa del suo viaggio nel vecchio continente. Col “Submarino Amarillo” (“Sottomarino Giallo”) gioca per tre stagioni, collezionando 116 presenze condite da 4 gol.

Nel 2010 la grande svolta della sua carriera, l’Atlético Madrid lo acquista sborsando 8 milioni di euro. Diventa titolare inamovibile e coi Colchoneros disputa nove, strepitose stagioni. Conquista subito la Supercoppa Europea, battendo l’Inter per 2-0. Nel 2011-12 è tra i protagonisti del successo in Europa League, a cui fa seguito pochi mesi dopo il bis in Supercoppa Europea. Un anno dopo arriva il successo in Coppa del Re, reso ancor più prestigioso dal blasone della squadra sconfitta in finale: il Real Madrid di José Mourinho, avversario di mille battaglie.

Ma è forse il 2013-14 la stagione più prestigiosa per Godín e per l’Atlético: la conquista della Liga spezza infatti il duopolio Barcellona-Real Madrid che conquistano il campionato nazionale dall’ormai lontano 2004. La rete decisiva per il titolo la segna all’ultima giornata, al Camp Nou di Barcellona, proprio Diego Godín (1-1 il risultato). Un successo che pochi mesi più tardi consentirà ai Rojiblancos di vincere anche la Supercoppa di Spagna contro il Real. Quella stagione è caratterizzata anche da un formidabile percorso in Champions League; i biancorossi conquistano la finale contro il Real e proprio "El Faraon" segna il gol del momentaneo vantaggio, prima del gol-beffa di gol di Sergio Ramos in pieno recupero e dalla valanga di reti dei blancos – che vincono col rotondo punteggio di 4-1 – nei supplementari.

Nel 2015-16 Godín raggiunge un’altra finale di Champions, ma i Blancos madrileni si rivelano ancora una volta la bestia nera dell’Atlético in Europa: dopo l’1-1 nei tempi regolamentari, i rigori sono fatali agli uomini di Simeone.

La permanenza di Godín a Madrid è caratterizzata anche dal secondo successo nel giro di pochi anni in Europa League (2017-18) e dalla terza vittoria della Supercoppa Europea (2018). In nove stagioni con la maglia biancorossa, “il Faranone” totalizza 389 presenze complessive (di cui 277 in Liga e 77 nelle competizioni europee) e 27 gol (17 nel campionato nazionale e 6 in Europa).

Per quanto riguarda i riconoscimenti individuali, il difensore uruguaiano il 9 gennaio 2015 viene inserito dall'UEFA nella squadra ideale dell'anno 2014. Per tre stagioni (2013-14, 2015-16, 2016-17) è tra gli undici della squadra della stagione della Champions League, nel 2017-18 fa parte della squadra della stagione dell’Europa League. Nel 2015-16 arriva invece un prestigioso riconoscimento a livello nazionale: è il miglior difensore della Liga Spagnola.

Lo scorso anno, dopo la decisione di non rinnovare il contratto con gli spagnoli dell’Atlético, si accasa all’Inter di Antonio Conte che, pian piano, prende forma. Curiosamente esordisce in Serie A proprio a Cagliari, alla seconda giornata del torneo scorso, quando in nerazzurri si impongono alla Sardegna Arena per 2-1. Una stagione non facile, quella in nerazzurro, dove fatica ad inserirsi nei meccanismi della difesa a tre di marca contiana. Il finale è comunque in crescendo: gioca spesso da titolare nelle ultime dodici giornate di campionato post lockdown e diventa un punto fermo dell’Inter versione europea che raggiunge la finale di Europa League. Proprio durante l’atto finale della seconda competizione continentale, il difensore uruguagio mette a segno con un perentorio stacco di testa il gol del momentaneo 2-2 interista (3-2 per il Siviglia il risultato finale).

Godín è considerato tra i migliori difensori dell’ultimo decennio a livello mondiale. È un centrale molto fisico, che preferisce disimpegnarsi nella linea difensiva a quattro. È molto abile nel gioco aereo, caratteristica che lo rende pericoloso sottoporta specialmente in occasione dei calci piazzati.

Il nuovo baluardo difensivo del Cagliari ha disputato una carriera di tutto rispetto anche con la maglia della sua nazionale, di cui è capitano. La prima volta con la maglia della Celeste risale al 2005, quando a soli 19 anni affronta il Messico in amichevole; segna la sua prima rete con la maglia dell’Uruguay il 27 maggio 2006 nell'amichevole contro la nazionale serbomontenegrina (1-1). La prima, grande esperienza a livello di nazionale è la Coppa America 2007. Nel 2010 si classifica quarto al mondiale sudafricano; stesso risultato nella Confederations Cup 2013. Nel 2011 entra in campo per pochissimi minuti durante la finale di Coppa America conquistata dall’Uruguay contro il Paraguay (3-0 il punteggio). Partecipa anche ai mondiali di Brasile 2014 e Russia 2018 e a due edizioni della Coppa America (2015 e 2019). Il 25 marzo 2019, in occasione dell’amichevole della Celeste contro la Thailandia, Godín diventa il calciatore con più presenze nella storia della nazionale uruguaiana.

Il resto è storia recente: Conte lo considera un esubero e la società di Tommaso Giulini si fionda sul calciatore, riesce a strapparlo alla concorrenza e lo tessera a titolo gratuito. Il carisma di Godín gli consente di essere un leader e un punto di riferimento per i compagni più giovani. Una caratteristica fondamentale per il nuovo, giovane Cagliari targato Di Francesco che proverà a compiere il definitivo salto di qualità.

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