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Un mirto con... Lulù Oliveira: "Forse i giocatori del Cagliari pensavano di essersi salvati già a gennaio? Sta di fatto che la squadra non esprime più il calcio che offriva mesi fa. E la situazione è preoccupante..."

di Matteo Bordiga

Lo storico attaccante del Cagliari anni Novanta Luis “Lulù” Oliveira, interpellato da Tuttocagliari.net, non fa sconti all’undici allenato da Fabio Pisacane e, dopo un mese e mezzo di risultati - e prestazioni - deficitari, suona l’allarme in casa isolana: “Forse qualcuno pensava di essersi salvato già a gennaio…”.

Lulù, anche contro il Napoli è arrivata la sconfitta, condita da zero tiri in porta e da una prestazione nel complesso incolore: il Cagliari non ha mai dato la sensazione di poter imprimere una svolta al match.

“Tutto questo è davvero preoccupante, anche perché se guardiamo la classifica non possiamo certo sentirci al riparo da brutte sorprese. E dire che meno di un paio di mesi fa credevamo di essere virtualmente già salvi.”

Il Cagliari non riesce mai a sviluppare un calcio lineare palla a terra e ad arrivare in maniera pulita al tiro in porta. Ne consegue che gli attaccanti rossoblù continuano a restare malinconicamente a secco.

“Perché gli attaccanti possano giungere al tiro in porta servono combinazioni ragionate che partano già dalla linea difensiva. Se i palloni non arrivano - o arrivano sempre ‘sporchi’ - agli attaccanti significa che alla squadra manca la capacità di sviluppare efficacemente la manovra offensiva. Per cui non può essere solo colpa degli attaccanti. Va detto che qualche tempo fa anche quando perdevamo dimostravamo di saper offrire un calcio superiore a quello che esprimiamo adesso. Recentemente Pavoletti ha affermato che il Cagliari deve dare di più. Ecco, forse giocatori e staff tecnico si sono sentiti al sicuro un po’ troppo presto. Le vittorie di gennaio avevano fatto pensare a una salvezza tranquilla da conquistare in panciolle. Ma questa è la serie A: se cominci a collezionare sconfitte ci metti ben poco a sprofondare nuovamente nei quartieri bassi della classifica.”

Qual è la prima cosa da fare in un momento come questo? Il timore è che la situazione possa sfuggire di mano…

“Innanzitutto serve comprendere le ragioni profonde di questa crisi. Da troppo tempo il Cagliari gioca col freno a mano tirato. Perché non si esprime più come prima? L’allenatore deve essere il primo a rispondere a queste domande, anche perché nessuno meglio di lui può sapere cosa sta succedendo nel gruppo squadra. Quel che è certo è che non è ammissibile vedere il Cagliari giocare come ha fatto a Pisa: forse i calciatori pensavano di vivacchiare, strappando qualche punticino qua e là, dopo avere toccato quota 30 punti e avere dunque avvicinato l’obiettivo? Ora tutti devono sentirsi sotto esame: dal presidente al mister ai calciatori. Prima si giocava a pallone, adesso non più. Questo è un dato di fatto. E i tifosi se non vedono tiri in porta, grinta, cattiveria agonistica e voglia di ‘spaccare’ la partita iniziano a fischiare e a contestare…”


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