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Un mirto con... Antonio Criniti: "Con la Juve tre punti d'oro, ma non si può rinunciare a giocare a calcio in serie A. Anche noi, ai miei tempi, battemmo i bianconeri, ma in un altro modo. Del resto oggi la quantità vince sulla qualità..."

di Matteo Bordiga

L’ex attaccante del Cagliari Antonio Criniti, intervistato da Tuttocagliari.net, commenta con la consueta sincerità - e senza peli sulla lingua - il successo ottenuto sabato scorso dai rossoblù contro la Juventus, griffato Mazzitelli.

Antonio, potremmo serenamente dire che sabato all’Unipol Domus la Juventus ha giocato e il Cagliari ha vinto. Lei è d’accordo?

“Assolutamente. Ed è proprio questo il bello - e anche il brutto, se vogliamo - del calcio. Ai miei tempi noi battemmo la Juve diverse volte, ma giocando a pallone dal primo all’ultimo minuto. E questo perché all’epoca c’era molta più qualità in campo: noi contro le big proponevamo un calcio aggressivo e coraggioso, non restavamo certo arroccati nella nostra area di rigore. Siamo onesti: non si può rinunciare a giocare a calcio in una partita di serie A. Carletto Mazzone o Bruno Giorgi non l’avrebbero mai fatto. Però va al contempo riconosciuto che il mondo del pallone è completamente cambiato rispetto agli anni Novanta: oggi è tutta un’altra cosa. Non è proprio possibile paragonare le due epoche. Trent’anni fa, come dicevo, si puntava sulla qualità. Oggi il concetto dominante è quello di ‘quantità’: i giocatori devono pensare prima di tutto a far legna. Cosa che riesce bene al Cagliari grazie al contributo di elementi come Mina, Obert e Luperto, che sono bravissimi a difendere a oltranza. Perché questo è ciò che i rossoblù hanno fatto contro la Juve: hanno superato la metà campo cinque volte e tirato in porta una volta sola. Quella buona.

Intendiamoci, pure la Juve ci ha messo del suo. Ai bianconeri manca palesemente lo stoccatore: Yildiz è bravo, ma non può fare tutto da solo. Se a Cagliari ci fosse stato un Casiraghi o un Roberto Baggio avremmo perso 4-0. Detto questo, ora guardando la classifica possiamo tirare un sospiro di sollievo. Anche perché abbiamo raccolto nove punti insperati contro Roma, Torino e Juventus. Di certo queste vittorie, che oggi ci consentono di stare relativamente tranquilli, non erano state messe in preventivo.”

E sabato prossimo si va a Firenze a sfidare una Fiorentina in chiara ripresa…

“Beh, a questo punto dico che se a Firenze dovessimo difenderci tutti uniti e compatti come abbiamo fatto contro la Juve magari, alla fine, strapperemo un’altra vittoria. Capitalizzando - perché no? - l’unica occasione da gol che creeremo. Del resto mi sembra evidente: la forza del Cagliari è la difesa. Per il resto non abbiamo un’identità di gioco, un’organizzazione corale. Ci esaltiamo sulle iniziative dei singoli e difendiamo strenuamente la porta di Caprile.

Un giocatore che in questo momento non sta dando ciò che tutti ci saremmo aspettati da lui è, a mio avviso, Sebastiano Esposito. Con la Juve su dieci palloni ne ha sbagliati nove: in serie A questo non può succedere. Non te lo puoi proprio permettere. Anche se in un contesto e in un collettivo come quello del Cagliari, squadra che deve a tutti i costi mantenere la categoria, non ti salvi con le giocate di Esposito; ti salvi con Luperto, con Mina, con Obert e con Caprile.”


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