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Da Barella a Politano, una generazione di giocatori che non avrà altre chance. La Repubblica: "Gli azzurri di Gattuso e il tabù Mondiale. Zenica ultima fermata"

di Redazione TuttoCagliari

"Gli azzurri di Gattuso e il tabù Mondiale. Zenica ultima fermata", è l'apertura delle pagine sportive de La Repubblica. Da Barella a Politano, una generazione di giocatori che non avrà altre chance: il tecnico punta soprattutto sulle loro motivazioni. 

Il confronto simbolico della vigilia passa dai due capitani. Da una parte Gianluigi Donnarumma, 27 anni, portiere del Manchester City, nel pieno della maturità calcistica e già arricchito da successi come Europeo e Champions League. Dall’altra Edin Džeko, 40 anni, oggi riferimento offensivo dello Schalke 04 in Zweite Bundesliga.

La vera differenza, però, non è anagrafica né legata al palmarès. È un’altra: Džeko il Mondiale lo ha già vissuto, nel 2014, mentre Donnarumma non ha mai avuto questa opportunità.

Lo stesso discorso riguarda gran parte dell’ossatura azzurra. Giocatori nel pieno della carriera come Nicolò Barella, Federico Dimarco, Alessandro Bastoni, Sandro Tonali, Moise Kean, Mateo Retegui e Giacomo Raspadori non hanno ancora assaporato la Coppa del Mondo, nonostante il livello internazionale raggiunto nei club.

Accanto a loro c’è una fascia di elementi ancora più consapevoli del peso del momento: Gianluca Mancini, Manuel Locatelli, Matteo Politano, oltre ai jolly di esperienza Leonardo Spinazzola e Bryan Cristante, sanno bene che il treno potrebbe non ripassare.

Le parole di Politano, che ha ammesso come questa possa essere con ogni probabilità la sua ultima occasione per arrivare a un Mondiale, sintetizzano perfettamente lo stato d’animo del gruppo.

Nel ritiro di Firenze, più che una semplice preparazione tattica, si è respirata l’atmosfera di una riflessione collettiva. Gattuso e Gianluigi Buffon, oggi figura chiave della federazione, hanno parlato alla squadra forte dell’esperienza di chi il Mondiale lo ha vinto davvero, nel 2006 a Berlino, proprio all’età in cui molti di questi azzurri si trovano oggi.

È su questa leva emotiva che il ct vuole costruire la spinta finale: trasformare il peso del passato in fame, per evitare che Zenica diventi l’ennesima fermata amara.


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