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Vittorio Sanna: "Napoli? Più che giocare, ha impedito al Cagliari di farlo"

di Giorgia Zuddas

Nel suo "Commento a Caldo" per Galleria Progetti, il giornalista Vittorio Sanna ha analizzato il ko del Cagliari contro il Napoli, maturato all'Unipol Domus con il punteggio di 0-1. Di seguito le sue parole, sintetizzate da TuttoCagliari.net:

"Oggi posso dirlo serenamente, dopo aver visto Cagliari-Napoli, il calcio italiano non può andare avanti così. È un calcio brutto, difficile da guardare, che finisce per innervosire invece di divertire. Il motivo è semplice: quando la squadra più forte non riesce a vincere, spesso non prova a giocare meglio, ma a impedire agli altri di giocare. Invece di affrontare le difficoltà e dimostrare il proprio valore, si preferisce spezzare il ritmo, bloccare la partita, abbassare il livello. È un atteggiamento che, purtroppo, viene anche assecondato dalla classe arbitrale.

Il Napoli oggi segna un gol casuale, quasi da flipper, e poi non riesce a chiudere la partita giocando da squadra superiore. Allora cosa fa? Spezza il gioco, ricorre a proteste e simulazioni, trovando spesso il consenso dell'arbitro. Emblematico l'episodio nel finale del primo tempo: per giustificare una punizione concessa, si richiama un'altra situazione ugualmente dubbia. Questo dimostra una mentalità diffusa: non far giocare, piuttosto che giocare meglio. E lo si vede anche quando giochiamo Europa: quando non possiamo "portarci dietro" l’arbitro, emergono tutti i limiti. Le altre squadre giocano, noi no. E il risultato può essere pesante.

Il Cagliari, pur con i suoi limiti, a un certo punto ha provato a reagire, a mettere in campo voglia e intensità. Ma ogni tentativo si è scontrato con un sistema fatto per spezzare il ritmo e conservare il risultato. C'è poi un altro problema: alcuni giocatori non capiscono che, negli ultimi metri, bisogna fare la scelta più utile alla squadra, non quella che può dare gloria personale. È una carenza culturale, che andrebbe corretta fin da giovani: si gioca per la squadra, non per sé stessi. Alla fine resta la sensazione di aver visto una brutta partita, condizionata non solo dai limiti tecnici, ma soprattutto da un modo di intendere il calcio che lo rende meno pulito, meno corretto e meno piacevole".


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