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Vinciguerra una risorsa per il Monopoli. Il talento del Cagliari: "Ho imparato da Lapadula. Il mio idolo era Mertens, ma mi paragonano a Lavezzi"

di Redazione TuttoCagliari

"Il talento di Vinciguerra è una risorsa per il Monopoli". Questo il titolo che campeggia sull'edizione barese del Quotidiano di Puglia. 

Alessandro Vinciguerra è stato a un passo dal cambiare il destino della sfida di Picerno. Con il Monopoli rimasto in inferiorità numerica, l’attaccante si è caricato il reparto offensivo sulle spalle, lottando praticamente da solo contro la difesa avversaria e mettendo in seria difficoltà i centrali lucani.

Pur non avendo la struttura classica del centravanti, Vinciguerra ha saputo sfruttare rapidità, lettura delle situazioni e intelligenza nei movimenti, arrivando vicino a un gol che avrebbe avuto il sapore del colpo perfetto. Bellodi e Bassoli, nonostante il vantaggio fisico, hanno sofferto la sua capacità di attaccare la profondità e di rendersi pericoloso anche sui lanci lunghi.

Il suo nome viene spesso associato a Nicolò Barella, anche per il legame personale con la famiglia del centrocampista dell’Inter, ma la storia di Vinciguerra ha un percorso autonomo e merita di essere raccontata per quello che è.

A soli 13 anni ha lasciato Napoli per trasferirsi da solo a Cagliari, inseguendo il sogno di diventare professionista. In Sardegna ha completato tutta la trafila nel settore giovanile, arrivando a vincere la Coppa Italia Primavera con la squadra allenata da Fabio Pisacane.

In questa stagione il Cagliari ha scelto di mandarlo in prestito per permettergli di accumulare esperienza: prima la parentesi a Pescara, poi a gennaio il trasferimento al Monopoli, voluto da Marcello Chiricallo.

Fin qui è già arrivato un gol contro il Latina, ma soprattutto la sensazione sempre più concreta di trovarsi davanti a un prospetto di assoluto interesse.

Uno dei suoi punti di forza nasce dall’osservazione di un maestro della categoria: Gianluca Lapadula. Vinciguerra ha fatto propria la tecnica di disturbare il difensore nel tempo di salto, dandogli un piccolo colpo d'anca per poi scattargli alle spalle: «L’ho imparato da Lapadula - racconta Vinciguerra - perché lui, pur non essendo altissimo, in allenamento notavo che, anziché andare a saltare, riusciva a prendere posizione sul difensore per proteggere palla e sbilanciarli. Per me, che non ho una grande struttura, è super utile".

"Da piccolo - ha aggiunto -  il mio idolo era Mertens. D’altro canto, abbiamo un modo di giocare simile, anche se qualcuno dice che somiglio anche a Lavezzi".

"Quello che manca nella mia professione - conclude Vinciguerra-  è un po' il divertimento. In molti considerano questo come un lavoro: secondo me, in generale bisognerebbe ricordarsi che il calcio è soprattutto divertimento".


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