Stefano Ambu: "L'assenza di Luperto sta pesando oltremodo: con la sua esperienza il centrale salentino guidava i compagni della difesa. E la strategia attendista non ha pagato: alla fine l'episodio, come col Sassuolo, lo hanno trovato gli altri"
Stefano Ambu, giornalista de La Nuova Sardegna e dell’ANSA, ai microfoni di Tuttocagliari.net analizza nel dettaglio la sconcertante prestazione offerta dai rossoblù contro il Lecce e culminata in una netta sconfitta che - almeno in parte - vanifica le tre vittorie consecutive ottenute prima della trasferta di Roma.
Stefano, diventa difficile commentare una partita come quella di lunedì scorso. Il Cagliari col Lecce, di fatto, non ha giocato a calcio. Dove affonda le radici una prestazione così irricevibile, in primis dal punto di vista dell’approccio e della mentalità?
“Il Cagliari è stato condizionato da mille cose. Forse anche dall’esigenza di mantenere quello standard che, magari, era un po’ al di sopra delle sue stesse potenzialità. Poi a me sembra che l’assenza di Luperto si stia facendo sentire, non solo tecnicamente - nel raccordo tra difesa e centrocampo - ma anche sotto l’aspetto del carisma e della personalità. Il difensore salentino dava continuamente indicazioni, verbali o non verbali, ai compagni di reparto e non solo, gestendo con la sua esperienza i meccanismi della retroguardia. Mettiamoci anche l’inattesa giornata no di Caprile, che era parso incerto già in un altro paio di occasioni. In più Sebastiano Esposito continua a non mantenere in toto le aspettative che lo accompagnavano al momento del suo approdo in rossoblù: stiamo parlando di un attaccante che ha potenzialità tecniche da convocazione in Nazionale, ma che non riesce a fare gol né a entrare in modo decisivo nelle giocate offensive.
Infine mi concentrerei sull’impostazione tattica del match: attendere e aspettare l’episodio decisivo non ha pagato. La gara coi giallorossi di Di Francesco mi ha ricordato quella col Sassuolo: alla fine l’episodio vincente lo hanno trovato gli altri…”
A proposito della strategia, lei non ritiene che giocare tutti chiusi in difesa per poi sparacchiare palloni in avanti abbia poco senso? In serie A è fondamentale saper costruire l’azione con fraseggi palla a terra e arrivare in porta con la manovra collettiva, avviata dai difensori e accompagnata dai centrocampisti.
“Esaminando le recenti tre vittorie consecutive notiamo che il Cagliari ha approcciato con un atteggiamento chiaramente attendista le sfide con Juventus e Fiorentina, ma in quelle circostanze si vedeva che la squadra era carica, reattiva e pronta a pungere di rimessa. Col Verona, secondo me, paradossalmente si sono posti i presupposti per la sconfitta contro il Lecce. Si è attaccato di più, certo, ma solo dopo una mezz’ora iniziale in cui la partita l’aveva fatta il Verona e, per giunta, trovando il gol del vantaggio in maniera abbastanza estemporanea.
Per certi versi oggi ci ritroviamo a rimpiangere anche l’assenza di Prati, il quale in una situazione di emergenza come quella di lunedì scorso sarebbe potuto tornare utile. Con Gaetano fuori dai giochi il ravennate avrebbe potuto rimettere un po’ di ordine a centrocampo, anche se nel Toro sta giocando praticamente da mezzala. Durante il mercato invernale è arrivato Sulemana, che però è un altro tipo di centrocampista e, in più, ha bisogno di un po’ di tempo per ritrovare il ritmo partita.”