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Simone Loria: "Cagliari, che ricordi! La Sardegna ha battezzato il mio esordio in serie B e in serie A al fianco di campioni come Zola, Esposito, Suazo e Langella. E che intesa con i sardi: gente straordinaria! Domani contro il Napoli..."

di Matteo Bordiga

Ha vestito e onorato la maglia rossoblù del Cagliari per tre stagioni: dal 2002 al 2005. Coi quattro mori sul petto è sbarcato in serie A, aiutando poi la squadra a conservare la categoria al fianco di compagni-frombolieri del calibro di Gianfranco Zola, David Suazo, Mauro Esposito e Antonio Langella. E anche lui, benché fosse un difensore centrale strutturato e granitico, ha saputo dare alla compagine isolana un inatteso quanto sostanziale contributo in fase realizzativa.

Simone Loria, torinese classe 1976, oltre al senso dell’anticipo e della marcatura aveva infatti anche… il fiuto del gol. Ben 11, in 87 presenze complessive, le reti siglate nei suoi tre anni di militanza cagliaritana. Un difensore atipico, capace di segnare grazie al suo imperioso stacco aereo ma anche attraverso inserimenti in area di rigore da consumata mezzala offensiva e, addirittura, sfruttando le sue innate doti acrobatiche.

Oggi, a distanza di ventuno anni dalla sua ultima esibizione in riva al Poetto, Loria riavvolge il nastro della memoria e - ai microfoni di Tuttocagliari.net - ripercorre quegli anni belli e ruggenti, in cui il ritorno di Zola sull’Isola aveva (ri)acceso di entusiasmo e di passione una tifoseria atrofizzata da un paio di stagioni a dir poco tribolate, infestate perfino dallo spettro-spauracchio della retrocessione in serie C.

Simone, lei arrivò a Cagliari nel 2002, proveniente dal Lecco. In terra sarda ha debuttato prima in serie B e poi in serie A. Che cosa le ha lasciato quell’esperienza, al di là dei successi maturati sul campo assieme a veri e propri fuoriclasse che all’epoca tenevano alta la bandiera rossoblù?

“Cagliari mi è rimasta nel cuore. Non solo l’avventura in Sardegna ha battezzato il mio esordio in serie B e in serie A, ma mi ha anche dato la spinta che mi ha consentito di costruirmi una buona carriera tra i professionisti. Era bellissimo vivere quegli anni in maglia rossoblù: avevamo tanto entusiasmo e tanta voglia di fare. In più coi sardi è stato amore a prima vista: tutt’oggi quando torno da quelle parti saluto con grande piacere i vecchi amici. Nell’Isola ho conosciuto gente perbene e di gran cuore, che mi ha accolto e mi ha trattato benissimo.”

Qual era il vero, grande punto di forza della squadra che prima ottenne la promozione in A con una cavalcata spettacolare e poi confermò la categoria con un campionato brillante e ricco di imprese prestigiose?

“Prima di tutto quello era uno splendido gruppo, composto da bravi ragazzi smaniosi di ottenere obiettivi importanti. E poi c’erano tanti giocatori di qualità che facevano la differenza. Non mi riferisco solo ai quattro tenori dell’attacco, ma anche a un giovane Rolando Bianchi. Senza dimenticare i vari Brambilla e Abeijon in mezzo al campo: quel Cagliari coniugava esemplarmente qualità e quantità. Ovviamente le punte di diamante erano Zola, Suazo, Esposito e Langella. In qualche caso, magari in alcuni spezzoni di gara in cui c’era bisogno di trovare il gol, mister Reja li impiegava anche contemporaneamente. Più spesso in tre partivano titolari e uno subentrava poi dalla panchina.”

Segue ancora il Cagliari? Che idea si è fatto dell’undici allenato da Fabio Pisacane, attualmente reduce da due pareggi e ben quattro sconfitte nelle ultime sei partite?

“Nelle ultime settimane effettivamente i rossoblù non hanno giocato bene, ma in precedenza avevano fatto vedere delle ottime cose. In quanto a Pisacane, al primo anno da allenatore su una panchina di serie A non è affatto semplice essere costanti e continui. Domani a Cagliari arriverà il Napoli di Antonio Conte: si tratta di una partita difficilissima ma, al contempo, assai stimolante. Sono proprio queste le gare che, se approcciate nella maniera giusta, consentono di switchare e di cambiare marcia dopo una serie di risultati negativi. Caprile e compagni dovranno dare il centodieci per cento e sperare che l’undici di Conte non imbrocchi la sua giornata migliore, perché naturalmente i partenopei hanno molta più qualità.”


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