.

Pisanu: "Cagliari è casa. A 16 anni il sogno Serie A, Muzzi, O’Neill e Villa guide vere. E con Cellino potevo finire all’Inter…"

di Vittorio Arba

Cagliari come punto di partenza, ma anche come luogo dell’anima. Andrea Pisanu, intervenuto ai microfoni di Pro Football Podcast, ha ripercorso le tappe più importanti della propria carriera, partendo proprio dall’esordio in Serie A con la maglia del club rossoblù. Un debutto arrivato a soli 16 anni, il 20 settembre 1998, allo stadio delle Alpi contro la Juventus. Un momento rimasto impresso nella memoria dell’ex attaccante. Di seguito le sue parole, sintetizzate da TuttoCagliari.net: "Cagliari è la città dove sono nato e la squadra che mi ha permesso di realizzare il mio sogno: giocare in Serie A. Se chiudo gli occhi, sento ancora l’odore dell’erba delle Alpi".

Pisanu racconta l’emozione di quell’ingresso in campo, chiamato da Ventura dopo l’infortunio di Roberto Muzzi, e il confronto immediato con campioni assoluti del calcio mondiale: da Zidane a Del Piero, da Inzaghi a Deschamps. Proprio Zinedine Zidane è protagonista di uno degli aneddoti che più gli sono rimasti dentro: "Controllò una palla con l’esterno senza nemmeno guardarla. Rimase lì, ferma, che girava su sé stessa. In quel momento ho capito che quello era un altro pianeta".

Quell’esordio resterà anche nella storia del club: "Con orgoglio dico che ancora oggi sono il cagliaritano più giovane ad aver esordito in Serie A col Cagliari. Spero che qualcuno mi superi, vorrebbe dire che arriva un ragazzo ancora più forte. C’era andato vicino Nicolò Barella. Quando ci vediamo gli dico sempre: 'Meno male che ti ho fatto entrare, almeno questo record me l’hai lasciato…'".

Dopo la prima volta allo stadio delle Alpi, arriva anche la notte del Sant’Elia contro il Parma: "Quando sono andato a scaldarmi è partito un boato. In quel momento non ero solo Andrea, ero il ragazzo di Cagliari che entrava in campo. Alla fine della partita non riuscivo neanche a respirare, avevo tirato fuori tutto". 

Nel racconto di Pisanu trovano spazio anche le figure che hanno segnato il suo percorso in rossoblù: Roberto Muzzi, il compianto Fabian O’Neill e il capitano Matteo Villa, esempi umani prima ancora che calcistici. L’amore per Cagliari non cancella però le dinamiche, talvolta spietate, del calcio. Pisanu ricorda una stagione (la seconda, ndr) chiusa con zero presenze, nonostante fosse un talento già nel mirino dei grandi club: "Quell’anno non gioco non perché fossi diventato scarso, ma perché a 16-17 anni c’erano già interessamenti importanti e bisognava rinnovare il contratto. Io sarei rimasto volentieri, non avevo problemi".

Tra i club interessati anche una big del nostro campionato: "Ci fu questo interessamento dell’Inter, che voleva prendere alcuni giovani di prospettiva e mandarci dei giocatori. Non si concretizzò, non tanto per colpa mia, ma perché probabilmente il presidente riteneva che il mio valore fosse più alto".

Il presidente, allora, era Massimo Cellino. Pisanu ne tratteggia così il profilo: "Era un personaggio particolarissimo. La mattina era in un modo, il giorno dopo in un altro. Da fuori uno fa fatica a crederlo, ma era davvero così".

La svolta arriva proprio nel momento in cui sembrava tutto pronto per il rinnovo: "Da un giorno all’altro cambia tutto: 'Va bene, torna in Primavera'. Me lo ricordo benissimo: mi stavo allenando con la prima squadra, arriva il direttore sportivo a metà allenamento, mi chiama, lascio la casacca e mi dice che il presidente aveva deciso così".

Un passaggio che, col senno di poi, Pisanu legge come parte di un percorso più ampio: "A Parma, a Verona e poi all’estero sono diventato uomo, ma tutto è iniziato da Cagliari. Anche quei no, quelle scelte, quelle porte in faccia ti formano. Il legame con la mia città e con quei primi anni, però, resta qualcosa di unico".

Nel prosieguo della carriera arriveranno esperienze importanti con il Parma, a Verona e poi in MLS con il Montréal. Ma, inevitabilmente, il filo rosso torna sempre al rossoblù e a quel pomeriggio di settembre del 1998: "A 16 anni ero un bambino, non capivo davvero cosa stesse succedendo. Solo col tempo ho realizzato l’importanza di quel momento. Cagliari è casa, e quel debutto resterà per sempre dentro di me".


Altre notizie
PUBBLICITÀ