Massimo Rastelli: "Cagliari, forse l'approccio psicologico al match contro il Pisa non è stato impeccabile. I rossoblù sembravano tesi e timorosi. Poi c'è l'aspetto tattico: i sardi, per caratteristiche, faticano quando devono fare la partita"
L’ex allenatore del Cagliari Massimo Rastelli, intervistato da Tuttocagliari.net, prova a spiegare le ragioni del tracollo dei rossoblù a Pisa. A suo giudizio il pesante ko in terra toscana affonda le radici nell’approccio psicologico al match contro i nerazzurri.
Massimo, se una squadra scende in campo senza la giusta cattiveria agonistica, senza voglia di vincere e anche senza lo straccio di un’idea di gioco di chi - o di cosa - è principalmente la colpa?
“Pesano molto gli aspetti di natura psicologica. Fino a poche settimane fa il Cagliari aveva sempre fatto bella figura contro squadre molto forti, così come contro avversarie di pari valore. Poi capita che quando vai ad affrontare una compagine come il Pisa, ultima in classifica e senza vittorie da quattro mesi, l’approccio mentale alla preparazione del match non sia impeccabile. In altre parole, la squadra non era mentalmente connessa al cento per cento. Inoltre c’è l’aspetto tattico: contro il Pisa il Cagliari doveva per forza fare la partita. E questo cambia l’inerzia tecnica ma pure psicologica della sfida: accresce la pressione e l’ansia di dover fare assolutamente risultato, essendo la squadra nettamente più forte. Non a caso Caprile e compagni sono sembrati timorosi e preoccupati. Prima di ieri solo col Genoa e col Lecce avevano performato al di sotto del loro standard abituale. Confesso che io da allenatore ho sempre temuto tantissimo le partite che affrontavo da chiaro favorito, perché il rischio è sempre quello che la squadra inconsciamente possa sottovalutare l’impegno. A maggior ragione, alla vigilia di questi match ho sempre premuto e insistito fino all’esasperazione per motivare al massimo tutti i giocatori, dal primo all’ultimo.
Infine direi di attribuire anche i giusti meriti al Pisa, che ha disputato un’ottima gara consapevole del fatto che sarebbe stata forse l’ultima occasione per concedersi una piccola speranza di salvezza. Di conseguenza Moreo e compagni, sia in undici che - soprattutto - in dieci uomini, hanno moltiplicato gli sforzi.”
Il Cagliari fatica terribilmente quando deve costruire l’azione e attaccare difese schierate. Qual è la ragione profonda di questa palese difficoltà? C’entra forse il modulo scelto da Pisacane? O dipende dalle caratteristiche tecnico-tattiche dei giocatori che compongono la rosa cagliaritana?
“Non è sicuramente una questione di modulo. Il Cagliari ha costruito la sua stagione sulla compattezza, sull’intensità, sull’aggressività e sulla capacità far giocare male gli avversari. È una squadra che lascia prevalentemente il pallino del gioco agli altri. Quando, in alcune occasioni, i rossoblù hanno avuto spazi per tessere le loro trame hanno anche mostrato delle buone cose. Però è ovvio che se sono chiamati loro a fare la partita faticano non poco: non sono abituati a tenere in mano le redini del gioco. In più non sottovalutiamo il fattore-assenze, sia in attacco che a centrocampo: tutti gli infortuni recenti e passati hanno condizionato il rendimento del Cagliari, limitandone le potenzialità.”