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Gianluca Festa: "Cagliari, contro il Como sarà fondamentale alternare momenti di grande pressione a frangenti in cui tenere un baricentro più basso, ma sempre con l'attitudine a ribattere colpo su colpo. Non potremo permetterci errori tecnici"

di Matteo Bordiga

Lo storico ex difensore del Cagliari Gianluca Festa affida ai microfoni di Tuttocagliari.net le sue riflessioni sulla stagione vissuta dai rossoblù di Fabio Pisacane, da lui definita “fin qui molto positiva. Anche se la pratica salvezza è ancora da archiviare: manca poco al traguardo, ma dobbiamo tagliarlo il prima possibile”.

Gianluca, a quota trenta punti il Cagliari sembra virtualmente al riparo da brutte sorprese. Lei come giudica il campionato di Caprile e compagni alla luce dei risultati fin qui conseguiti?

“Direi che a questo Cagliari, in tutta franchezza, non si può rimproverare nulla. Trenta punti rappresentano un buon bottino, anche se c’è da fare molta attenzione: la questione salvezza non è ancora archiviata. Siamo però in linea con la tabella di marcia ipotizzata e auspicata la scorsa estate, che doveva condurci - e ci sta conducendo - a una tranquilla permanenza in serie A. La gara di Parma ha segnato una tappa importante del nostro cammino: ce la siamo giocata con coraggio, contro un avversario in buone condizioni psicofisiche, ed è venuto fuori un ottimo pareggio.”

Il prossimo ostacolo - tutt’altro che banale - si chiama Como. Come si disinnesca un collettivo sfolgorante e oliato a meraviglia come quello di Cesc Fabregas?

“Il Como è la squadra rivelazione del campionato. Psicologicamente noi scenderemo in campo forti dei nostri trenta punti in classifica, ma i lariani non verranno a Cagliari in gita di piacere: questo è poco ma sicuro. Noi dovremo alternare momenti di grande pressione e di calcio arrembante ad altri in cui abbasseremo un po’ il baricentro, cercando di sfruttare gli spazi che i lombardi ci concederanno e di vincere i duelli uomo contro uomo a cui ci costringeranno. Sarà fondamentale non commettere troppi errori tecnici: Nico Paz e compagni, come da loro abitudine, terranno quasi sempre il baricentro altissimo per recuperare la sfera il prima possibile e andare a far gol. Di conseguenza non potremo permetterci di sbagliare quasi nulla.”

A volte i rossoblù quando sono in vantaggio si trincerano nella loro trequarti e rinunciano quasi del tutto alla fase offensiva. Questo atteggiamento speculativo raramente premia: non a caso quella di Pisacane è tra le squadre più rimontate della serie A. Come si cambia questo approccio tattico e psicologico? È una questione di mentalità?

“Secondo me nel calcio non c’è una regola ben precisa da applicare al riguardo. Non è questione di filosofia o di mentalità, quanto piuttosto di capacità di lettura delle singole partite. Di volta in volta, a seconda dell’avversario e della situazione contingente, l’allenatore valuta se arretrare il baricentro o continuare ad attaccare in cerca del secondo o del terzo gol. In Grecia, dove io ho allenato, quasi tutti i tecnici tendono a inserire uno stopper - o comunque un difendente in più - non appena vanno in vantaggio di una rete. Ecco, questa strategia non è sempre vincente o conveniente, perché schiacciandoti tutto all’indietro finisci per portarti i tuoi avversari dentro l’area di rigore. E il rischio di prendere gol aumenta. Io quando mi sono trovato a gestire una situazione di vantaggio in alcuni casi ho rinforzato la difesa, mentre in altri ho detto ai miei ragazzi di continuare a spingere. Dipende tutto da come leggi quella determinata partita in quel determinato momento.”


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