Emanuele Belardi: "Il Cagliari a volte quando va in svantaggio si demoralizza un po'. Contro la Juve non dovrà essere troppo attendista, altrimenti perderà: i sardi dovranno puntare tutto sul ritmo e sull'aggressività"
L’ex portiere della Juventus Emanuele Belardi, intervistato da Tuttocagliari.net, presenta la sfida di domani sera che vedrà il Cagliari di Fabio Pisacane contrapposto alla Juventus di Luciano Spalletti.
Emanuele, il match dell’Unipol Domus si preannuncia particolarmente duro per Caprile e compagni.
“Io un po’ di partite del Cagliari le ho viste. Se lasciamo da parte l’ultima sconfitta contro il Genoa, i rossoblù isolani se la sono sempre giocata alla pari. A volte sono stati rimontati dagli avversari, ma direi che la squadra c’è, anche se i singoli stanno commettendo qualche ingenuità di troppo. Nel caso del gol subito da Leao, ad esempio, il difensore sardo era scivolato e aveva ciccato la palla. E non mi pare che fino a quel momento il Milan fosse stato superiore al Cagliari. Ecco, occorre limitare il più possibile questi errori, che in serie A si pagano a carissimo prezzo. E poi l’undici di Pisacane deve essere più compatto come squadra: quando va in svantaggio si demoralizza un po’. Ma ha un proprio sistema di gioco, un’organizzazione ben precisa. Certo, l’imminente gara con la Juve sembra una montagna ardua da scalare, anche perché con Spalletti i bianconeri hanno riacceso i motori.”
Cosa dovrebbe fare il Cagliari per strappare almeno un punto a Yildiz e compagni?
“Come dicevo prima, ho l’impressione che i rossoblù quando vanno sotto di un gol perdano un po’ di entusiasmo. Questo non se lo possono permettere, meno che mai contro la Juve: i bianconeri adesso giocano in maniera aggressiva e fanno correre tanto la palla. Secondo me se il Cagliari adotterà una strategia troppo attendista finirà per perdere. Deve invece puntare tutto sul ritmo, sull’aggressività e sull’intensità.”
C’è un uomo in particolare, tra i rossoblù, che potrebbe risultare decisivo?
“Esposito e Kiliçsoy sono gli attaccanti più pericolosi, ma in due nel calcio non si combina niente: conta il collettivo. Devi essere aggressivo, come ha fatto il Lecce a Torino proprio contro la Juventus, per colmare il gap tecnico che ti separa dagli avversari.”