Cagliari, Bucci indica la via: “Serve ritrovare soluzioni, siamo in emergenza e dobbiamo riprendere a vincere. Caprile e Carnesecchi portieri emergenti”
Luca Bucci, preparatore dei portieri del Cagliari, analizza il momento della squadra rossoblù in un'intervista rilasciata a scommesse.io. Le sue considerazioni:
Come sta andando la sua esperienza al Cagliari? Nell’ultimo turno è arrivata una sconfitta, ma siete comunque in una posizione relativamente tranquilla, con un margine significativo sul terzultimo posto. Sembra indovinata anche la scelta del tecnico. Cosa ne pensa?
Purtroppo è stata una sconfitta che ci ha avvicinato al terzultimo posto e questo non è positivo, anche perché la Fiorentina ha vinto e noi abbiamo perso in casa col Lecce. Non è andata bene. Detto questo, nell’ultimo periodo avevamo ottenuto ottimi risultati. In questo momento ci mancano molti giocatori: siamo un po’ in emergenza dall’inizio dell’anno. Stiamo facendo il nostro campionato e dobbiamo trovare soluzioni per riprendere a vincere e per mantenere distanza dalla zona retrocessione. Partite come quella col Lecce sono sempre in equilibrio: loro l’hanno sbloccata su palla inattiva, noi non siamo riusciti a pareggiare pur avendo ottime opportunità. Questa, purtroppo, è stata la differenza: siamo tornati a casa con zero punti. Ora dobbiamo riprendere il nostro cammino.
E personalmente, per Lei, come allenatore dei portieri, come sta andando?
Mi trovo molto bene con i portieri che sto allenando e spero di aiutarli nella loro crescita. È una società che mi piace e dove mi trovo bene. Mi trovo bene anche con lo staff di Fabio Pisacane: è il primo anno che lavoro con loro, la prima stagione. Dobbiamo lavorare bene per centrare l’obiettivo salvezza.
Restando sul suo ruolo: secondo Lei la scuola dei portieri italiana è in crisi? Nella sua epoca diversi interpreti lottavano per un posto in Nazionale: penso a Lei, Peruzzi, Pagliuca, Buffon, Toldo. Oggi, tolto Donnarumma e magari Vicario, non sembra esserci una grandissima scelta.
Io credo che ci siano portieri giovani ed emergenti: Carnesecchi, Caprile. E ce ne sono anche altri che stanno facendo ottimi campionati, come Provedel. Insomma, portieri validi ci sono. È chiaro che il ruolo del portiere è un po’ come camminare sul filo del rasoio: basta poco per essere additati come colpevoli di una sconfitta. Quando c’è un errore ci si accorge subito del portiere; quando invece non sbaglia e magari fa anche bene, sembra “tutto normale”, perché è lì apposta. In parte è così, ma non è così scontato. Io credo che ci siano portieri validi anche in Serie B e tanti giovani che stanno giocando, oltre a quelli delle giovanili. Il movimento dei portieri in Italia esiste ed è sempre di ottimo livello. Poi è vero: a volte si va a cercare all’estero, perché all’estero magari si trovano opportunità economiche migliori e alcune società fanno quella scelta. Ma io penso che in Italia ci siano portieri validi.
Lei ha giocato nella “golden age” del calcio italiano, ha affrontato campioni come Del Piero, Baggio, Ronaldo e ha condiviso lo spogliatoio con giocatori del calibro di Zola, Buffon, Stoičkov, solo per citarne alcuni. Pensa che il livello del nostro calcio oggi sia diminuito rispetto ai suoi tempi?
No, credo che siano epoche diverse: anni diversi, ragazzi diversi, con un vissuto differente. Quando giocavo io non c’erano i cellulari, non c’era lo smartphone. Lo spogliatoio era diverso: i rapporti umani si vivevano in un altro modo rispetto a oggi. Quindi bisogna valutare il tutto con attenzione e prendere in considerazione altri aspetti. È vero, nella mia carriera ho condiviso lo spogliatoio con grandissimi campioni e ne sono onorato: ne hai citati alcuni, ma se ne potrebbero citare anche altri, come Maldini e Baresi… potremmo andare avanti all’infinito, per mia fortuna. Oggi ci sono giocatori diversi perché il calcio sta andando in una direzione diversa. L’intensità è aumentata, così come l’attenzione alla preparazione fisica e al vivere la professione a 360 gradi: staff più completi, nutrizionisti, preparatori atletici, prevenzione… è cambiato tantissimo rispetto ai miei tempi. Però io credo che anche oggi ci siano giocatori forti.
Abbiamo parlato di grandi campioni. Una curiosità personale: qual è stato l’avversario più ostico che ha incontrato e il compagno di squadra più forte?
Rispondere a questa domanda significherebbe fare un torto a tanti giocatori che ho affrontato o con cui ho giocato. Posso dirti però una cosa: credo di essere stato uno dei portieri a cui Del Piero ha segnato più gol. Non è un vanto, ma almeno non mi ha segnato “l’ultimo arrivato”. Ho affrontato giocatori di grandissimo livello, è vero. È stato un onore giocare con tanti campioni e affrontarne altrettanti.
Lei è stato protagonista di una storica vittoria in Coppa UEFA nel 1995 con il Parma. Le chiedo un pensiero su questo nuovo format delle coppe europee: pensa che sia più difficile trionfare rispetto al passato?
Non so se sia più difficile. La fase a eliminazione diretta, con il doppio confronto, è simile a prima. La fase iniziale, con la formula “a campionato” e la classifica unica, è un po’ più complicata, ma ti dà anche la possibilità di sbagliare una o due partite e poi rimediare. Basta guardare allo scorso anno, dove il Paris Saint-Germain è passato dai play-off e poi ha vinto la Champions League. Una volta, nella vecchia Coppa dei Campioni o nella Champions, con andata e ritorno, se sbagliavi una delle due partite potevi compromettere tutto: se arrivavi in un momento di forma scadente, o ti mancavano giocatori importanti, potevi essere eliminato. Le varianti ci sono anche oggi, ma un mini-campionato iniziale ti dà più margine per rimetterti in carreggiata.
C'è anche la distanza tra i top team di oggi e le grandi squadre italiane che sembra essersi ampliata: per questo sembra più difficile arrivare in fondo?
Credo che negli anni ’90 e nei primi 2000 ci sia stato un periodo in cui il campionato italiano era il più visto al mondo e aveva i giocatori più forti. Oggi altre nazioni e altri campionati ci hanno sorpassato. È diventato più difficile perché, per alcuni campioni o giocatori molto forti, venire a giocare in Italia non è più una priorità. Prima lo era. Credo che sia soprattutto questo. E poi, come tutte le cose, sono cicliche: ci sono periodi “up” e periodi “down”.
Tornando al Parma: i gialloblù quest’anno hanno sorpreso scegliendo Carlos Cuesta, 31 anni da compiere, alla prima esperienza da capo allenatore. Pur con una certa sterilità offensiva, il Parma oggi è in una posizione invidiabile (un punto in più del suo Cagliari). Qual è il suo giudizio e dove può arrivare da qui a fine stagione?
Credo sia stata una scelta molto coraggiosa, ma il direttore generale ha intrapreso questa strada perché conosceva bene le qualità di questo allenatore molto giovane. Stanno facendo un ottimo campionato: hanno giocatori bravi e talentuosi e anche portieri molto giovani. Corvi, ad esempio, è stato l’ultimo portiere che ho scelto quando lavoravo nel settore giovanile del Parma: lo ricordo con affetto e mi fa piacere che stia facendo molto bene nello spazio che si sta ritagliando. Io credo che il Parma possa continuare su questa posizione di classifica. Ha un gioco essenziale, molto attento tatticamente: è difficile affrontarli, si difendono bene e ripartono con giocatori veloci. È una squadra molto buona, complicata da incontrare per chiunque.
Tra le tante squadre in cui ha militato, il Torino è una delle piazze dove è rimasto più a lungo. Che ne pensa della stagione dei granata? Cosa serve al Toro per tornare ai fasti di un tempo?
È difficile dire con precisione cosa stia succedendo. Io credo che abbiano una buona rosa, uno staff competente e un allenatore molto bravo: Baroni, nell’arco della sua carriera, ha dimostrato di essere un ottimo allenatore. Evidentemente, per la qualità della rosa, c’è qualcosa che non sta andando nel verso giusto. Io credo che il Torino dovrebbe avere più punti in classifica. Evidentemente stanno affrontando dei problemi e stanno cercando di risolverli. Però resto convinto che il Torino sia una squadra forte e che le cose si sistemeranno. Sul futuro non so dirti dove possa arrivare, anche perché non ho la sfera di cristallo, purtroppo [ride].
Dopo Inter-Juventus ci sono state molte polemiche. Cosa pensa dell’episodio Bastoni-Kalulu e, più in generale, delle simulazioni e del ruolo del VAR?
Non vorrei essere frainteso o esprimere concetti che possano essere interpretati male. Mi limito a dire che in Italia serve una rivoluzione culturale nel calcio, per cercare di eliminare le simulazioni. Credo che a volte, nel calcio italiano, simulare sia “convenuto” e quindi conquistare un fallo tramite simulazione si continui a fare. Invece il fallo si subisce, non si conquista: è importante sottolineare questa differenza, sottile ma decisiva. Purtroppo questa volta è successo in una partita molto importante. Spero che l’immagine del calcio italiano non si riduca solo a questo, perché c’è anche altro: ci sono squadre che giocano davvero bene, tra cui proprio l’Inter, al di là di questo episodio. Però mi auguro che arrivi una rivoluzione culturale: i falli non si conquistano, si subiscono.
In questo il VAR può aiutare, intervenendo contro le simulazioni?
Io credo che potrebbe essere una soluzione. Se un simulatore viene punito in modo severo, secondo me gli passa la voglia di simulare. Se invece non viene punito, allora “il gioco vale la candela” e qualcuno continuerà a farlo. Io credo che il VAR sia una risorsa importante e che vada usata. Bisognerebbe cercare regole meno interpretabili: regole nette, chiare, certe. La decisione deve essere presa perché è successo un evento preciso.