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29 marzo 1992 - Sant’Elia, sinfonia rossoblù: Francescoli dirige, la Viola crolla 4-0

di Martina Musu

Cagliari formato salvezza, versione travolgente. Al Sant’Elia va in scena uno spettacolo a senso unico nella ripresa: quattro colpi, netti, pesanti, che spingono i rossoblù fuori dalle sabbie mobili e riaccendono la corsa alla permanenza in A.

È la stagione 1991-92, la seconda nella massima serie dopo la scalata epica dalla C. In panchina, dopo il passaggio da Claudio Ranieri a Massimo Giacomini, siede ora Carlo Mazzone, chiamato a raddrizzare un avvio complicato. Alla 26ª giornata il Cagliari è quartultimo, ma vivo: 18 punti, attacco asfittico e classifica corta. Dall’altra parte arriva una Fiorentina più avanti di quattro lunghezze, guidata da Luigi Radice, con nomi pesanti come Dunga e un giovane Gabriel Batistuta. Ma il campo racconta un’altra storia. Il primo tempo è un braccio di ferro: i viola sfiorano il vantaggio più volte, ma trovano sulla loro strada un attento Ielpo. È il preludio al ribaltone. Perché nella ripresa il Cagliari cambia marcia e diventa imprendibile. Apre Nicolò Napoli al 10’: zampata che rompe l’equilibrio e accende lo stadio. Poi sale in cattedra il Principe, Enzo Francescoli: azione personale da applausi e 2-0 che manda in estasi il Sant’Elia. La Fiorentina accusa il colpo, perde compattezza, e viene travolta nel finale dalla doppietta di Daniel Fonseca, letale al 29’ e al 45’.

È un 4-0 che non ammette repliche: netto, meritato, pesantissimo. Un risultato che vale più dei due punti in classifica: è un segnale, una scossa, un mattoncino fondamentale nella corsa salvezza.

Tra gli spalti, intanto, piovono anche le polemiche: i tifosi viola punzecchiano Radice con uno striscione velenoso. Ma la scena è tutta per il Cagliari, che vola a -2 dalla Fiorentina e ritrova fiducia, gol e identità.


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