.

Vittorio Sanna presenta "La Strada del Calcio": un libro per allenatori, educatori e famiglie

di Giorgia Zuddas

E uscito nelle librerie e su Amazon "La Strada del Calcio", nuovo libro di Vittorio Sanna, storico volto del giornalismo sardo, nonché collaboratore di TuttoCagliari.net

LA STRADA DEL CALCIO è un libro per allenatori, educatori e famiglie. Ma è anche un libro per chi ha amato quel calcio, e sente che dentro quella polvere, dentro quei muri, dentro quelle porte fatte con due sassi, c’era qualcosa di vero che oggi rischia di andare perduto. 

Non è un libro nostalgico. È un libro necessario. Perché c’è stato un tempo — non lontano, ma già difficile da ritrovare — in cui il calcio non iniziava con un tesseramento, ma con una chiamata semplice: “Esci? Giochiamo?”. Non servivano divise, calendari, tornei, né la presenza costante degli adulti. Bastava un pallone, anche bucato, due riferimenti a fare da porta, e soprattutto una disponibilità totale a giocare.
In quello spazio libero, imperfetto e rumoroso, si sono formate generazioni di giocatori veri. Ma prima ancora si sono formate persone sportive: autonome, resistenti, creative, responsabili. Ragazzi capaci di stare nel conflitto, di reggere la fatica, di chiedere rivincita, di organizzarsi tra pari, di imparare dall’errore senza spezzarsi. Questo libro nasce da una constatazione e da una domanda. La constatazione è che il calcio di strada è stato, per decenni, una scuola tecnica, atletica, mentale e sociale di straordinaria efficacia. La domanda è inevitabile: cosa abbiamo perso, e cosa possiamo recuperare, ora che quel contesto spontaneo è diventato raro, quasi “passato”? Negli ultimi decenni il calcio giovanile si è evoluto: più organizzazione, più competenze, più sicurezza, più attenzione pedagogica. È stato un progresso importante, e sarebbe disonesto negarlo. Ma ogni progresso, quando si struttura, porta con sé anche un rischio: perdere ciò che non è programmabile. Perdere la spontaneità. Perdere quel processo di purezza e autonomia che appartiene al gioco libero, come il sapore della natura appartiene a un prato non coltivato.

Il calcio di strada era, ed è dove ancora sopravvive, un ambiente formativo ad altissima densità di apprendimento: variabilità, libertà decisionale, conflitto regolato, volume di gioco e responsabilità diffusa producevano competenze profonde. Molti dei principi oggi considerati avanzati nella didattica sportiva — apprendimento situazionale, variabilità del compito, decision making, resilienza operativa — erano già presenti in forma grezza e inconsapevole, ma potentissima, nei pomeriggi di gioco libero. Il punto, però, non è “tornare indietro”. Sarebbe irrealistico e sarebbe anche sbagliato. Questo testo non propone di sostituire la scuola calcio. Propone di correggerla, di riequilibrarla, di renderla davvero scuola nelle troppe realtà in cui rischia di diventare soltanto servizio, quando la centralità del bambino viene sostituita dal comfort dell’adulto, dalla paura dell’errore, dalla logica del risultato e, spesso, dalla struttura commerciale.

Le ore di allenamento settimanali, per la maggior parte dei ragazzi, sono poche. Troppo poche per formare davvero, troppo poche per sostituire ciò che un tempo era il gioco libero quotidiano. In questo scenario, la scuola calcio rischia di trasformarsi in una macchina che promette crescita ma offre spesso soltanto occupazione del tempo. E il calcio, invece, non è un riempitivo: è un linguaggio formativo, un luogo di costruzione dell’identità.
Per questo, capitolo dopo capitolo, il libro attraversa il calcio di strada come se fosse una vera scuola, perché lo è stata. Analizza la tecnica costruita nella variabilità, l’atletismo nato dalla gara spontanea, il duello come palestra di coraggio, la partita a regole flessibili come generatore di intelligenza di gioco, l’organizzazione tra pari come educazione sociale, la rivincita come motore di resilienza, la distanza adulta come spazio di autonomia, e soprattutto il tempo lungo di gioco come fattore decisivo di crescita. Ogni sezione unisce racconto ed estrazione metodologica: scena viva e principio applicabile. Perché l’obiettivo non è ricordare: è utilizzare.

L'opera è acquistabile in formato Kindle su Amazon.


Altre notizie
PUBBLICITÀ