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Vittorio Sanna: "La grande paura è che il Cagliari, una volta vicina alla salvezza, torni a tirare i remi in barca"

di Giorgia Zuddas

Il giornalista Vittorio Sanna, attraverso un video pubblicato sul suo canale YouTube, ha analizzato la sconfitta del Cagliari contro la Roma, soffermandosi non solo sugli aspetti tecnici della gara ma anche sulla componente psicologica che coinvolge l'ambiente rossoblù. Di seguito un estratto delle sue parole:

"È molto probabile che la sconfitta del Cagliari contro la Roma sia dipesa soprattutto dai meriti dei giallorossi. Tuttavia, quando assistiamo a partite di questo tipo, entra in gioco anche una componente psicologica che riguarda noi tifosi. E c’è, soprattutto, una grande paura.

La paura è che il Cagliari possa ripetere quanto già visto negli anni passati: una volta intravista la possibilità di salvarsi, rallentare, tirare i remi in barca. Non parlo soltanto dell’ultima stagione, ma anche di quelle precedenti alla retrocessione di qualche anno fa. C’è il timore di cominciare a pensare troppo presto alle cessioni, alle partenze, ai giocatori da valorizzare per altri, quasi a voler far capire all’esterno che più di così non si può fare. È quello che definisco, provocatoriamente, “sindrome di Calimero”: l’idea di non voler credere davvero di poter crescere, di poter diventare grandi, restando invece sempre piccoli. Probabilmente questa è una nostra proiezione, un problema psicologico che riguarda una parte del tifo rossoblù. Quando dico "nostra", mi riferisco a quei tifosi che vorrebbero vedere una squadra capace di uscire dalle etichette che le vengono attribuite, una squadra protagonista del proprio destino, con l’ambizione di migliorare e non solo di mantenere lo stesso status.

Non è naturale restare sempre allo stesso livello. In psicologia, una sindrome indica proprio una condizione che blocca la crescita, che impedisce di evolvere. Lo sport, invece, potrebbe insegnare l’esatto contrario: porsi obiettivi e provare a raggiungerli, anche partendo da lontano, passo dopo passo, senza fermarsi e senza accontentarsi.

Questa sensazione di timore nasce anche da frasi che spesso si sentono ripetere: “Se ti salvi in Serie A, cosa vuoi di più?”. Sono espressioni che servono a evitare illusioni, ma che molti tifosi non vogliono più ascoltare. È chiaro che si parte dalla realtà, e la priorità è la salvezza. Ma se esiste un “prima”, deve esistere anche un “dopo”. Dopo essersi salvati, bisogna continuare a crescere, guardare avanti, non considerare il traguardo come un punto d’arrivo definitivo. La partita contro la Roma ha amplificato queste paure. (...) Sta di fatto che ci auguriamo che la nostra paura sia davvero una psicosi inutile e non, invece, un presagio".


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