Salvione: "Lobotka? Per me il giallo è sufficiente. Interviene sul pallone, non è un fallo così grave da rosso"
A “1 Football Club”, programma radiofonico condotto in onda su 1 Station Radio, è intervenuto Pasquale Salvione, coordinatore del Corriere dello Sport online. Di seguito, un estratto dell’intervista.
La domanda è abbastanza scontata, ma la risposta non lo è: il campionato si è riaperto?
“A oggi ti dico di no. Poi, se l’Inter dovesse fare altri passi falsi, ci sono ancora otto giornate e quindi l’aritmetica ci impone di restare aperti a tutte le possibilità. Però oggi credo che la situazione sia ancora nelle mani dei nerazzurri. Se il Napoli dovesse continuare a non commettere errori e l’Inter, per esempio, non dovesse vincere a Firenze, allora potremmo iniziare a parlare di campionato riaperto. È tutto nelle mani dell’Inter. Però Conte ha detto una cosa intelligente: guardiamo avanti. Sa che, se dovesse aprirsi anche il minimo spiraglio, bisogna farsi trovare pronti. Al momento lo spiraglio è piccolissimo, ma potrebbe allargarsi e a quel punto bisogna essere pronti".
Anche perché oggi giocherà il Milan contro il Torino: una gara sicuramente non facile, ma un’eventuale vittoria del Milan porterebbe ancora più pressione in casa nerazzurra. Direttore, è d’accordo?
“Non c’è dubbio, perché l’Inter sa che subito dopo la sosta ci sarà Napoli-Milan, uno scontro diretto che inevitabilmente toglierà punti a una delle due. Però quando le cose iniziano a non andare bene, tutto può succedere. L’Inter deve dimostrare sul campo di essere la più forte".
A proposito dell’Inter: abbiamo visto Chivu, soprattutto la scorsa settimana, molto agitato e diverso rispetto a prima. La tensione ha fatto cadere la maschera o lo ha portato su binari che non gli appartengono?
“È il primo momento davvero delicato della stagione per lui e credo che abbia bisogno anche di crescere sotto il profilo dell’esperienza. Non è semplice gestire tutto quello che accade in un campionato così combattuto. Penso che ci sia un Chivu prima e uno dopo Inter-Juventus: quella partita è stata uno spartiacque anche nella comunicazione. Prima aveva detto che avrebbe parlato degli arbitri solo in caso di errori a suo favore, poi però qualcosa è cambiato. Da lì non è stato più impeccabile come prima. La tensione c’è, anche per via dell’eliminazione in Champions, e adesso deve dimostrare di essere un allenatore da grande squadra anche nella gestione di questi momenti".
A proposito di maturità: direttore, lei da inizio stagione ci dice sempre di fare attenzione a Conte e Allegri, che hanno vinto la maggior parte degli scudetti negli ultimi quindici anni. Adesso sono alle calcagna di Chivu: quanto può fare la differenza l’allenatore in questa corsa scudetto?
“Hanno vinto 11 degli ultimi 15 scudetti, per essere precisi. In Italia sono allenatori che sanno come si vince e soprattutto sentono l’odore del sangue da lontano: sono degli squali. Se vuoi tenerli a distanza, non devi farglielo sentire, perché quando percepiscono anche un piccolo spiraglio cercano subito di approfittarne. Hanno la vittoria nel DNA, i loro curricula parlano chiaro. In questo finale il fattore Conte può essere determinante: è uno che sa gestire il rush finale di un campionato. L’ha dimostrato anche l’anno scorso".
A proposito di Napoli: oggi abbiamo fatto il giro inverso, ma chiudiamo proprio con i partenopei partendo dalla gara di ieri contro il Cagliari. Una partita a tratti anche un po’ noiosa, forse anche perché Yerry Mina ha tenuto bene su Hojlund. Però c’è da discutere sulla possibile espulsione di Stanislav Lobotka: secondo lei andava espulso o il giallo è stato sufficiente?
“Per me il giallo è sufficiente. Interviene sul pallone, non è un fallo così grave da rosso. Ti dico la verità: parlando con i colleghi, vedere una partita arbitrata da un italiano come Mariani dopo aver visto il giorno prima una gara europea, come Roma-Bologna diretta da un arbitro straniero, sembra quasi un altro sport. In Europa c’è più tolleranza sul contatto fisico, si lascia giocare molto di più. In Italia invece il metro di giudizio cambia spesso: a volte si lascia correre, poi improvvisamente si fischiano anche i contatti minimi. Credo che la crescita del nostro movimento arbitrale passi anche da un allineamento al metro europeo, altrimenti restiamo indietro anche sotto questo aspetto".
Le sta piacendo Kevin De Bruyne in questo nuovo ruolo, per lui inedito a Napoli, da sottopunta?
“È come chiedermi se mi piace un’attrice bellissima: De Bruyne è il calcio fatto persona. Anche ieri si è visto: è stato fuori diversi mesi e si è presentato con una professionalità incredibile e in grande forma. Nella prima partita ha giocato solo un tempo, ieri invece 90 minuti con grande intelligenza, sempre tra le linee, sempre a offrire soluzioni ai compagni, con un’umiltà sorprendente. Ha fatto giocate straordinarie: se Politano avesse segnato su una sua imbucata, oggi parleremmo solo di quello. Non è più quello di otto o dieci anni fa al Manchester City, ma resta un giocatore di un livello nettamente superiore, soprattutto per velocità di pensiero e visione di gioco".