Fabio Pisacane: "Con la mia famiglia abbiamo scelto Cagliari perché è stata il centro di tutto"
Fabio Pisacane, ai microfoni di Grandhotelcalciomercato.com, ha raccontato la propria storia personale e calcistica, toccando vari argomenti, tra cui il legame con Cagliari. Ecco alcune dichiarazioni, sintetizzate da TuttoCagliari.net:
Pisacane ha parlato del debutto con il Genoa, dopo la malattia: “Se ripenso a quel giorno lo rivivo con grandissimo entusiasmo, anche perché era una partita in cui ci giocavamo tanto. Si fece male Baldini, il mister si girò verso di me e mi chiamò. Non mi sembrò vero, anche perché in panchina c’era un giocatore di ruolo di prima squadra”.
Sulla denuncia grazie alla quale è stato nominato ambasciatore dalla FIFA, Pisacane ha aggiunto: “Per me è stata una soddisfazione dal punto di vista etico, ma non mi ha spostato più di tanto. Le medaglie sono dei riconoscimenti che fanno piacere, ma è già l'atteggiamento che vale come un premio. Tanti avrebbero fatto la mia stessa scelta. Mi è dispiaciuto solo che il mio gesto sia passato come qualcosa di anormale. Mi ha fatto pensare che il calcio non attraversasse un periodo positivo da questo punto di vista. Fortunatamente queste cose non si sentono più”.
L'esperienza ad Avellino e il legame con Rastelli: “E’ stato il treno che mi ha portato in Serie A. Paradossalmente all’Avellino ci arrivai nel periodo più drammatico della mia carriera da calciatore, perché ero alla Ternana, avevo vinto un campionato da protagonista e avevo firmato un biennale. Dopo 7 partite mi ruppi il ginocchio, a 26 anni. Fermarmi per 7 mesi per un infortunio al crociato mi ha fatto vedere tantissime cose da fuori, e ho notato che quell’ambiente, in quel momento, non mi apparteneva più. Allora appena c’è stata l’occasione dell’Avellino, che mi ha fatto sentire un giocatore importante proponendomi un triennale, l’ho presa al balzo. Mi sono sentito apprezzato”. Due anni di grandi prestazioni e soddisfazioni, raggiunte al fianco di Massimo Rastelli. “Con lui feci un grande campionato. Poi fu scelto dal Cagliari l’anno successivo e decise di portarmi con sé. La mia carriera è cambiata all’Avellino”.
A Cagliari l’esordio in Serie A, il 18 settembre 2016. “In quel Cagliari-Atalanta, c’era Fabbri di Ravenna ad arbitrare. Sull’1-0 per noi, ricordo che fischiò un calcio di rigore su Papu Gomez. Un fallo da parte mia che però avvenne fuori area. Fortunatamente Rafael parò il rigore calciato da Paloschi. Se quel rigore fosse entrato, non so come sarebbe finita la partita e quale sarebbe stato il mio destino con il Cagliari. Fino a quel momento ero visto come il “cocco” del mister, anche all’interno della società c’era qualcuno che non credeva in me. A fine partita sono poi andato davanti alle telecamere e tutto questo accumulo di stress mi ha portato ad emozionarmi”.
Un traguardo raggiunto anche grazie alla fiducia del presidente Giulini. “Lui è uno di quelli che devo ringraziare. Per me la riconoscenza è un valore importante. Insieme a Rastelli, nella mia permanenza al Cagliari, ha creduto in me. Poi è chiaro che la riconferma me la sono dovuta sudare”.
Il legame con la città di Cagliari: “Spesso mi capita di girare per la città e le persone mi fermano come se non me ne fossi mai andato. Abbiamo scelto Cagliari perché è stato il centro di tutto, calcisticamente parlando. Qui ho raggiunto i più grandi risultati nella mia carriera”.
Sul futuro: “Io mi alleno due ore al giorno per fare ancora qualche anno come calciatore, visto che è quello che mi hanno chiesto i miei figli. Poi non mi piacerebbe chiudere con il Covid. Della mia esperienza al Lecce ho un solo rimpianto, quello di non aver mai fatto una presenza con il pubblico sugli spalti. Mi piacerebbe smettere con uno stadio pieno. Vediamo a giugno cosa si presenterà: se dovesse esserci qualcosa di interessante la prenderò in considerazione. L’importante è che io stia bene”.