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Esposito sul rapporto con Pisacane: "Abbiamo un ottimo dialogo, sempre nel rispetto dei ruoli. Lui mi prende in giro, soprattutto per come mi vesto"

di Martina Musu

Condotto da Alessandro Spedicati e prodotto da Eja TV per la Cagliari Calcio Media House, il quarto episodio di PodCasteddu ha come protagonista Sebastiano Esposito. Di seguito un breve estratto delle sue parole sul mister Fabio Pisacane.

So che hai un rapporto speciale con Fabio Pisacane. Non è solo una questione di provenienza geografica, che condividi anche con diversi compagni. Si tratta di un allenatore esordiente, una scommessa che, a oggi, si può dire vinta. Vorrei capire cosa c’è alla base di questo rapporto e cosa stai imparando da lui, visto che stai giocando in modo diverso rispetto al passato: più lontano dalla porta, più a supporto, con maggiore richiesta di sacrificio, come lui stesso ha dichiarato. Come inquadri il vostro rapporto, sia umano che tecnico?

"A livello umano direi che è un rapporto bellissimo. Abbiamo un ottimo dialogo, sempre nel rispetto dei ruoli, che è fondamentale. Scherziamo anche spesso: lui mi prende in giro, soprattutto per come mi vesto… non capisco perché, ma va bene così! A parte gli scherzi, c’è un bel clima. Credo sia anche normale: chi è più esperto ha quasi il “dovere” di dare qualche consiglio ai più giovani, anche se lui non è certo anziano, ha solo dieci anni in più ed è comunque di una generazione diversa. Ricordo che anche mio padre e i miei cugini più grandi facevano lo stesso con me: guardavano come mi vestivo e mi prendevano in giro. Fa parte del gioco. Secondo me ha sicuramente bruciato le tappe: essere già allenatore in Serie A alla sua età non è da tutti. È una persona molto preparata, soprattutto nella gestione e nella comunicazione con i giovani. In squadra siamo quasi tutti giovani, esclusi i più esperti, ma comunque con età tra i 25 e i 27 anni, quindi in un contesto ancora molto giovane. Lui è molto bravo a darci serenità. Poi, quando arriva la partita, cambia completamente atteggiamento: diventa carico, intenso, ha proprio “gli occhi della tigre”. Questa cosa mi piace molto, si percepisce anche dalla panchina. È una carica che trasmette energia, anche se personalmente non ne avrei bisogno perché sono già abbastanza concentrato di mio, ma apprezzo molto quando prova a motivarci. Dal punto di vista mentale è molto preparato: ha studiato tanto e si è formato anche su come approcciare una generazione come la nostra, la cosiddetta generazione Z. Questo lo aiuta molto nel dialogo quotidiano e nel darci una mano concreta. In un momento complicato come quello degli infortuni, ci trasmette un messaggio chiaro: non bisogna mai piangersi addosso, ma trovare sempre soluzioni. Su questo ha una grande credibilità"


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