Casini: "Le bandiere non esistono più, ma ai tifosi non si può chiedere di accettare tutto"
Lele Casini, nel corso dell'ultima puntata del podcast di Radiolina '90 secondi+recupero', ha parlato dell'addio di Sebastiano Luperto al Cagliari: un trasferimento che ha lasciato molti tifosi con l'amaro in bocca. Di seguito quanto sintetizzato da TuttoCagliari: "Un tempo c'erano i giocatori simbolo, quelli che non cambiavano mai maglia. Ultimamente, in Serie A, la permanenza media di un giocatore nella stessa squadra è tra i 2 e i 3 anni. Rivera, Facchetti, Baresi, Bergomi, Del Piero, Totti, i nostri Riva e Conti: ogni generazione ha avuto i suoi idoli, quelli che firmavano a vita per un club, quelle bandiere che non si sono fatte convincere dal tintinnio di soldi o da obiettivi più ambiziosi. Poi sono arrivati i tempi delle sponsorizzazioni economiche, la sentenza Bosman sui trasferimenti, il mercato cinese e poi quello arabo. L'Atalanta ha la rosa più fedele con una media di quasi 1500 giorni di permanenza a Bergamo, a Verona è di 346 giorni meno di un anno, Cagliari si attesta esattamente a metà classifica con 619 giorni: il top Pavoletti con più di 3100 giorni in rossoblù. Ma gli ultimi trasferimenti di mercato, soprattutto quello di Luperto, ha riacceso la discussione: tutti hanno un prezzo, nessuno è indispensabile o incedibile, sino a quando le condizioni le cifre non lo rendano sacrificabile. Gli stessi calciatori in nome della carriera e della professionalità smettono presto di baciare lo stemma della maglia o di battersi forte il cuore davanti alle curve: il vento può cambiare direzione di conseguenza le bandiere o bandierine possono sventolare da una parte o dall'altra, alle società si chiede da tempo di strizzare l'occhio alla finanza, ai tifosi però non si chieda di accettare tutto contro la loro passione, perché i colori della loro bandiera sono nel loro cuore e li protegge dalle correnti più convenienti".