Caprile: "Di Bari posso solo parlare bene. Quel gol non l'ho più rivisto. A Cagliari non mi hanno mai fatto pesare il passato"
Durante una lunga intervista rilasciata a Rivista Undici, Elia Caprile è tornato a parlare del suo legame con Bari e delle emozioni vissute dopo quella notte, raccontando il peso di una delusione ancora viva e il rispetto trovato nell'ambiente del Cagliari, che gli ha permesso di voltare pagina senza mai rinnegare il passato.
Mi descrivi Bari in una parola?
"Bello, un anno importante, che è finito in modo non bellissimo. Però io di Bari posso solo parlare bene".
Il primo flash che ti viene in mente di quella sera e che aria si respirava?
"Sono andato direttamente al San Nicola, allo spogliatoio della prima squadra: a fianco c’era la palestra per il riscaldamento. Io sono andato dritto lì e ho cominciato a piangere da solo. Poi è arrivato Gigi Frattali, che era l’altro portiere, il mio secondo: una persona splendida, che mi ha aiutato tantissimo quell’anno. Abbiamo pianto insieme. Nei primi giorni era difficile anche allenarmi. Magari ero in camera da solo e ci pensavo, andavi a letto e l’ultimo pensiero era sempre quello, perché alla fine ti rimane dentro il “cosa sarebbe potuto essere”. È un capitolo della mia vita che sicuramente mi lascia un po’ di amaro in bocca, però la vita va avanti, il calcio va avanti e il mio amore verso Bari non è cambiato".
Che cosa ti ha detto Pavoletti, nello spogliatoio del Cagliari?
"Non ne abbiamo mai parlato. A me non piace parlare di queste cose e non ho mai più rivisto quel gol da quando è successo. Ti dico però che Leo, tutto il Cagliari, i tifosi e l'ambiente sono stati molto rispettosi nei miei confronti. Credo abbiano capito quanto potesse essere una delusione incredibile. Non me l’hanno mai fatto pesare: né il fatto di essere stato a Bari, né mi hanno mai chiesto nulla su quel gol. Anzi, mi hanno sempre apprezzato e valutato solo per quello che ho fatto con la maglia del Cagliari".