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I MALEN DELLA DIFESA

di Vittorio Sanna

 di Vittorio Sanna

Roma-Cagliari finisce 2-0 e il commento di oggi, più che sul risultato, deve concentrarsi su un dato evidente: il Cagliari ha pagato soprattutto dietro.

Dopo la cessione di Luperto e con Mina infortunato, la difesa composta da Dossena, Ze Pedro e Juan Rodríguez si è trovata in una situazione complicata. E qui bisogna dirlo con chiarezza: una difesa non si riassesta dall’oggi al domani. Non basta cambiare un uomo per cambiare un reparto. Le difese sono fatte di intese, automatismi, tempi, letture comuni. E quelle cose non si improvvisano.

In più, il Cagliari si è trovato davanti Malen. Il nuovo attaccante della Roma, con caratteristiche molto precise: velocità, aggressività negli strappi, profondità. Un tipo di giocatore che, per passo e dinamica, è stato un problema serio per un difensore come Dossena. E infatti Malen ha messo in imbarazzo la linea, costringendo spesso il Cagliari a rincorrere e a difendere in affanno.

E allora qui nasce una domanda che oggi resta sospesa: dove finiscono i meriti di Malen e dove iniziano i mali del Cagliari? Perché è difficile separare le due cose. La Roma ha colpito con qualità, ma il Cagliari ha anche mostrato fragilità strutturali, soprattutto nelle letture e nei tempi.

La scelta di cedere Luperto, con tutta probabilità, è stata valutata sia dal punto di vista economico sia per le ripercussioni in questo campionato. E può anche essere stata un anticipo di futuro: un’operazione per iniziare a costruire e collaudare la difesa del domani, integrando Juan Rodríguez in modo stabile. È una strategia legittima. Ma è una strategia che comporta rischi. E contro la Roma quei rischi si sono visti.

C’è poi un altro elemento che ha pesato molto: il Cagliari è stato impreciso nelle uscite. E quando non riesci a uscire pulito, quando non riesci a respirare, ti togli da solo la possibilità di alleggerire la pressione avversaria. Rimani schiacciato, e la partita diventa un assedio. Anche perché Gasperini, molto umilmente, ha preparato una Roma estremamente pragmatica: ha francobollato Kilicsoy con una marcatura a uomo di Ndicka e ha sacrificato Wesley in chiave offensiva proprio per non concedere spazio alle ripartenze di Palestra. È stata una partita studiata, chiusa, controllata.

Il Cagliari, ne esce con una certezza: non è una sconfitta che deve creare panico, ma è una sconfitta che deve creare consapevolezza. Perché una cosa è chiara: se la difesa diventa un cantiere, serve tempo e serve lavoro. E il campionato, purtroppo, non aspetta. I punti in classifica e i distacchi rassicurano, ma i cambiamenti devono essere graduali, come lo è stata finora la crescita dell’insieme. L’importante è non fermarsi.


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