Silva: "Se penso a Cagliari mi vengono in mente le grigliate di pesce e i tifosi. Cellino? Sono stato molto bene con lui"
Dario Silva, meglio conosciuto dai tifosi del Cagliari come "Sa Pibinca", ha rilasciato una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport, ripercorrendo alcuni momenti della sua carriera e della sua vita, tra campo e vicende personali. Di seguito un estratto delle sue parole:
Com'è cambiata la sua vita dopo l’incidente nel 2006?
"Anche senza una gamba si può essere felici. Mi ero già ritirato dal calcio. Nel 2012 ho avuto l’opportunità di partecipare alle Paralimpiadi di Londra, nel canottaggio, ma per vari motivi non ci sono riuscito. Lo sport resta una parte fondamentale della mia vita: vado spesso in bicicletta e nel 2009 sono tornato in campo per una partita di beneficenza".
Parliamo di campo. A Cagliari arriva nel 1995 e per tutti diventa "Sa Pibinca". Come nasce quel nome?
"Me lo diede Massimiliano Medda, un comico cagliaritano. In sardo significa “scimmietta”: ero un attaccante sempre in movimento, mi appiccicavo agli avversari e davo fastidio. A volte ero ingestibile e, senza fare male, tiravo anche qualche calcetto ai difensori per stuzzicarli".
Trapattoni, Mazzone e Ventura: ci dica un insegnamento che le hanno dato
"Il Trap mi faceva fare sedute individuali a fine allenamento, spiegandomi come posizionarmi in area, colpire di testa e smarcarmi dai difensori. Mazzone, quando si arrabbiava, non si capiva nulla, però mi ha dato metodo e disciplina. Con Ventura ci sono state delle incomprensioni, anche se con lui andai in doppia cifra nell’anno di Serie B".
E il presidente Cellino?
"Sono stato molto bene con lui: è una persona senza peli sulla lingua. Se deve dirti una cosa, te la dice senza problemi, bella o brutta che sia".
Un flash che le viene in mente quando ripensa a Cagliari?
"Le grigliate di pesce, i tifosi e la rovesciata contro il Castel di Sangro, nell’anno della Serie B. Per tutta la settimana avevamo provato in allenamento uno schema su palla inattiva che nessuno capiva. Quando ci assegnarono una punizione in partita, andai da Gianni Cavezzi e gli dissi: “Mettila in mezzo, poi ci penso io a segnare in rovesciata. Detto, fatto"".