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Giannetti: "Cagliari mi è rimasta nel cuore. Mi fa grande effetto vedere Pisacane in panchina"

di Paola Pascalis

L'ex rossoblù Niccolò Giannetti ha parlato della sua carriera in una lunga intervista concessa a Sergio Stanco su Fanpage, soffermandosi anche sulla sua esperienza a Cagliari. Di seguito alcuni passaggi:

Dopo Spezia, vai al Cagliari: forse le due stagioni migliori della tua carriera (2015-2017) a livello emozionale e di successi?
“Sicuramente sì, dentro e fuori dal campo. In Sardegna ho trovato un ambiente meraviglioso. All’inizio avevo qualche titubanza, non tanto per la piazza, che sapevo essere molto entusiasta, ma perché da Siena i collegamenti erano difficili e io, a Siena, ci volevo sempre tornare. Ho sempre avuto nostalgia della mia città. Alla fine, però, si è rivelata la scelta più azzeccata della mia carriera. Il primo anno in B ho giocato e segnato, abbiamo conquistato la promozione in A ed è stata una festa meravigliosa, indimenticabile. Nella seconda stagione in A ho giocato un po’ meno, ma si era comunque creato un gruppo eccezionale e quindi è stata lo stesso un’annata positiva. Cagliari e la Sardegna mi sono rimaste nel cuore”.

Curiosità sparse: era il Cagliari di un giovanissimo Barella…
“Giovane, ma già vecchio. Ricordo la prima volta che sono entrato nello spogliatoio: bene o male, i giocatori li conosci. Vedo questo ragazzo che parla con i “senatori” ma non riesco a metterlo a fuoco. Aveva la sfrontatezza di rapportarsi alla pari con Sau, Farias, Dessena, gente che a Cagliari godeva di un certo rispetto. La sera vado a vedere… Niccolo Barella, età: 18. Mi ha impressionato, davvero, per maturità, personalità, dentro e fuori dal campo. Era già un “boss”, nel senso buono del termine, dava indicazioni, aveva voce in capitolo nello spogliatoio, un giocatore già pronto. Non sono rimasto sorpreso dal suo passaggio all’Inter”.

Che effetto ti fa, invece, il tuo ex compagno Pisacane sulla panchina del Cagliari?
“Mi fa un grande effetto, soprattutto perché è giovanissimo. Ricordo che, già a quei tempi, sapeva tutto di tutti i giocatori, ma avrei pensato più ad una carriera dirigenziale. Invece mi sbagliavo, perché sembra davvero nato per fare l’allenatore. Quello che ha fatto con la Primavera è stato qualcosa di eccezionale e aver accettato la panchina della Prima Squadra dimostra che ha personalità da vendere. Non so in quanti l’avrebbero fatto…”.

Nella seconda stagione al Cagliari hai avuto anche Legrottaglie come vice-allenatore: che ricordi hai?
“Era un vice molto silenzioso, che non interveniva molto, anche un po’ per carattere. Ai tempi era già diventato Atleta di Cristo, per cui era un tipo molto tranquillo. Poi, a me è capitato di fare alcuni ritiri con Nicola ai tempi della Juve, eravamo anche in camera insieme. Ho assistito ad alcune sue “maratone” di preghiera anche ad ore piuttosto improbabili. Posso dire di aver fatto anche questa esperienza (sorride, n.d.r.)”.


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