Aresti: “Mi feci male giocando a calcetto e il presidente del Cagliari di allora disse che non mi voleva più vedere”
Simone Aresti, ex calciatore professionista e fondatore della Aresti GK Academy, ha rilasciato una lunga intervista a Sport Management Tips.
Nel corso della puntata emerge il valore delle relazioni nei momenti difficili e l’importanza di avere qualcuno accanto per ritrovare fiducia e consapevolezza. Vengono condivisi episodi significativi, come il ritorno al gol con il Savona dopo un periodo complesso. Si approfondisce anche il ruolo, spesso sottovalutato, del terzo portiere, figura fondamentale nello spogliatoio per equilibrio e supporto al gruppo. Il confronto tocca inoltre il rapporto con allenatori come Allegri e Ranieri, evidenziandone la gestione umana oltre che tecnica. Infine, si racconta il passaggio dal campo all’imprenditoria, con la nascita di un’Academy dedicata alla formazione dei giovani portieri. Di seguito un estratto delle sue dichiarazioni riprese dalla redazione di tuttocagliari.net.
Dalla strada al professionismo
Simone si presenta così: “Sono un ex calciatore professionista. Ho fatto 17 anni di professionismo e ho giocato un po’ in tutte le categorie tra Serie A, Serie B e Serie C. Ora ho un’Academy per portieri e alleno ragazzi qui in Sardegna.”
E racconta la sua nuova vita: “È un percorso iniziato da poco, ma che mi sta dando tantissime soddisfazioni. Seguo circa 40 ragazzi e passo 5-6 ore al giorno in campo.”
L’infanzia e il sogno
Alla domanda su com’era da bambino, risponde: “Ero un ragazzo un po’ introverso, ma vivevo di calcio. In un paese di 3.500 abitanti non c’erano alternative: si giocava in strada tutti i giorni.”
E sul sogno: “Dicevo sempre: voglio fare il calciatore da grande.”
Da piccolo però non era portiere: “Io facevo l’attaccante, ero convinto di diventare un grandissimo attaccante.”
La svolta tra i pali
La scelta del ruolo arriva quasi per caso: “A 13 anni mi hanno preso al Cagliari come portiere. Lì ho capito: ok, farò questo.”
Ma già allora aveva qualità particolari: “Ero bravo con i piedi, calciavo sia destro che sinistro. È stato uno dei motivi per cui mi hanno scelto.”
Personaggi che fanno la differenza
Chi mi ha permesso anche poi di continuare a lottare per potere arrivare in Serie A? "È stato uno del settore giovanile del Cagliari, Nini Corda, che poi ho citato tantissime volte, che è un personaggio molto particolare, ma che mi ha dato poi, mi ha trasmesso quella fame, quello spirito di sacrificio, quella voglia di cercare di vincere sempre a ogni costo, quella fame di non voler prendere gol, me l'ha trasmessa lui"
E aggiunge: “È stato lui a credere in me anche nei momenti difficili e a darmi una seconda possibilità.”
Il momento più difficile
Il punto di rottura arriva dopo un infortunio: “Mi feci male prima del ritiro giocando a calcetto. Il presidente del Cagliari mi disse che non mi voleva più vedere e io decisi di smettere. Ero deluso, non riuscivo nemmeno a guardare una partita. Ho smesso di allenarmi.”
Poi la svolta: “Mi chiamarono (Nini Corda) per ripartire dal Savona. Non volevo andare, ma famiglia e amici mi spinsero a provarci.”
E quel ritorno cambia tutto: “Appena sono tornato in campo ho capito che era quello che volevo fare. Da lì è diventata un’ossessione positiva.”