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Ultras Lazio contestano ancora Lotito: "Flaminio arma di distrazione di massa. Siamo stanchi"

di Martina Musu

Uno dei temi più discussi del momento in casa Lazio riguarda il tifo organizzato biancoceleste, che continua a manifestare il proprio dissenso nei confronti della società nonostante i risultati positivi ottenuti dalla squadra. Un rappresentante della Curva Nord è intervenuto ai microfoni di Radio Laziale per chiarire la posizione del gruppo:

“La nostra è un’altra prova di attaccamento e di fede, non una battaglia che facciamo in base ai risultati che ottiene la Lazio. La nostra protesta è spontanea, ognuno è padrone e libero di fare ciò che meglio crede. Noi abbiamo deciso di festeggiare il nostro S.Valentino a Ponte a Milvio perché amiamo la Lazio e in qualche vogliamo comunque starle vicini. Si tratta di un amore incondizionato. È un estremo atto che vogliamo fare. La protesta andrà avanti di domenica in domenica, vedremo come portarla avanti per Lazio-Sassuolo”.

Giovanni, questo il nome dell’ultras, ha espresso perplessità anche sul progetto legato allo stadio Flaminio:

“È diventato un’arma di distrazione di massa, fatalità anche la presentazione del progetto arriverà a ridosso di una contestazione. Ormai abbiamo imparato che le chiacchiere stanno a zero. Noi saremmo ben contenti che il progetto possa concretizzarsi, ma non è questo il momento di parlare dello stadio, dobbiamo parlare di rispetto nei confronti della tifoseria: i tifosi portano soldi, non solamente dal punto di vista di biglietti o abbonamenti, ma anche dal punto di vista del merchandising. Questa società ci obbliga a navigare a vista, ogni giorno ne esce una nuova, ogni giorno ne fanno una nuova”.

Non mancano infine critiche rivolte anche ai giocatori:

“Visto che i giocatori non stanno prendendo posizione, poi non venissero sotto la Curva a baciarsi la maglia, da loro ci saremmo aspettati molto di più. Non siamo mai arrivati a un momento così e questo è sicuramente il momento di contestazione più alto. Siamo stanchi, abbiamo anche delle pressioni addosso per come andremo avanti. Non pensiamo a giugno, pensiamo alla prossima. Faremo altre riunioni con gli altri gruppi e vedremo quale sarà la decisione da prendere. Ci sentiamo un po’ esuli in patria, però riteniamo che la scelta sia più giusta per far capire che il popolo laziale è unito e compatto e pronto a nuove forme di protesta, sempre molto civili e democratiche, da svolgere non solo nel percorso stadio ma anche nei percorsi della vita comune"


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