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Riforma arbitri, dopo le polemiche Gravina punta su un'élite autonoma

di Giorgia Zuddas

Le proteste dei club tengono alta la pressione sul tema arbitrale e la FIGC accelera sul progetto di riforma. La questione è ormai centrale nel dibattito sulla Serie A e il presidente federale Gabriele Gravina spinge per una revisione profonda del sistema. Oggi a Roma è in programma una riunione tecnica con i rappresentanti degli arbitri. Al tavolo siederanno, tra gli altri, il designatore Gianluca Rocchi e il vicepresidente dell'AIA Francesco Massini. Sarà Gravina ad aprire i lavori, illustrando la proposta di riorganizzazione dopo aver registrato un orientamento favorevole anche da parte di diversi direttori di gara.

L'idea è costituire, dalla prossima stagione, una società di natura privatistica ma partecipata al 100% dalla FIGC, dotata di piena autonomia gestionale. Il budget stimato è tra i 17 e i 18 milioni di euro annui, finanziato prevalentemente dalla Federazione con il contributo delle Leghe di Serie A e Serie B.Il Consiglio federale nominerebbe un Consiglio di amministrazione composto da tre membri indipendenti, senza legami con club, AIA o FIGC. Il CdA avrebbe competenze sia amministrative sia tecniche. Sul piano tecnico verrebbe introdotta la figura di un direttore tecnico dell’arbitraggio, incaricato di selezionare l’élite arbitrale e di svolgere, di fatto, il ruolo di designatore. Accanto a lui opererebbe un direttore amministrativo per la gestione economica e burocratica. L'obiettivo dichiarato è separare il merito tecnico dalle dinamiche politiche interne all'AIA, superando il sistema attuale in cui le nomine passano dal Comitato nazionale. L’Associazione arbitri continuerebbe a occuparsi della formazione e della gestione fino alla Serie C.

La riforma prevede inoltre il passaggio al professionismo: gli arbitri verrebbero inizialmente retribuiti a gettone e, in caso di valutazioni positive, potrebbero essere assunti con contratti a tempo determinato. La FIGC punta a presentare una bozza definitiva entro un mese, per portarla al voto del Consiglio federale con l’intenzione di ottenere un consenso ampio, dai club alle componenti del mondo sportivo.


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