Palmeri (Sportitalia): "A Bergamo serviva la testa. In Bosnia ci vogliono i cog*****. Solo 6 volte nella storia un clima più ostile"
Tancredi Palmeri, nel suo editoriale per Sportitalia.com, ha inquadrato la sfida tra Bosnia e Italia che vale la qualificazione al prossimo Mondiale. La sua analisi: "Se contro l’Irlanda del Nord i nemici più temibile eravamo noi stessi, e si è visto nell’orribile Primo Tempo, esorcizzato nella ripresa non a caso quando semplicemente ci siamo concentrati nel fare le cose giuste; in Bosnia invece l’ambiente sarà il nostro avversario peggiore, e sarà il fattore che pur non segnando però può approntare le condizioni per il gol loro o per l’errore nostro.
E questo non per mancare di rispetto dal punto di vista tecnico nei confronti dell’avversario, ci mancherebbe. Anzi la Bosnia rappresenta un rivale ben più strutturato dell’Irlanda del Nord: non soltanto per il mix tra giovani interessanti e sgamati califfi e per la qualità nettamente più elevata; ma perché mentre i nordirlandesi si trovavano ai playoff solo grazie al sistema di qualificazioni che premia i meriti pregressi di Nations League, i bosniaci invece ci sono grazie ai loro meriti recenti di secondo posto nelle qualificazioni, ottenuto sicuramente sfruttando un gruppo malleabile, ma essendo stati primi nel girone fino a 13 minuti dalla fine dell’ultima partita.
Un inferno chiamato Zenica
E soprattutto, tenendo a mente che la Bosnia è andata a sbancare Cardiff, resistendo al martellamento gallese, acciuffando i supplementari a 4 minuti dalla fine, e rimontando pure ai rigori. Sono dei sopravvissuti, e in quanto tali impauriti ormai da nulla. Non è detto facciano una partita arrembante, anzi, ci attireranno per colpirci in contropiede, ma non certo con la pochezza tecnica dei nordirlandesi. Saranno implacabili in copertura e reattivi nel recupero, tesaurizzando la morsa psicologica dagli spalti per cucinarci.
Per questo, se a Bergamo serviva la testa, a Zenica servono i coglioni sotto. Si va in Bosnia sapendo che ci attende l’inferno, e allora mettiamoci la crema solare e gli occhiali a specchio perché dobbiamo essere foderati al peggio e indifferenti alla paura. Facciamo gli uomini, e pensiamo che quelli là fuori ci stanno solo per contorno, a noi interessa solo fare bene le cose giuste. Che vuol dire non abbassare un secondo l’intensità, con o senza palla; stare con le linee strette, farci trovare liberi per il compagno, e andare ad aiutare sul portatore di palla per non fare respirare il loro gioco. Dobbiamo correre, non c’è tempo per avere paura.
Saranno solo 8mila al Bilino Polje rispetto ai 15mila possibili a causa di una squalifica del campo. Ma poco cambia, se pensate che venga scelto una stadio simile per il suo eccezionale effetto calore rispetto a stadi più grandi. Appartiene a un club in Serie B con l’ultimo campionato vinto 30 anni fa, quindi non è nemmeno un discorso di nobiltà calcistica. Sono le anguste Termopili a lato del fiume balcanico dove ci aspettano, prepariamoci al passaggio. Da sempre si alterna con Sarajevo come casa della nazionale bosniaca, e dal 2022 lo è in pianta stabile causa lavori di ristrutturazione dell’altro.
Solo sei volte è stato peggio
Avremo davvero tutta una nazione contro, come solo 6 volte ci è capitato in maniera peggiore. Ho analizzato tutte le partite nella storia dell’Italia, le qualificazioni e le fasi finali, tenendo in considerazioni la delicatezza della partita e la posta in palio, e solo 6 volte nella storia la situazione è stata peggiore.
In ordine crescente, partendo dalla battaglia di Santiago ai Mondiali di Cile 1962 contro i padroni di casa, dove fummo eliminati e terminammo in 9 e presi a botte, con setti nasali rotti.
Al quinto posto l’ultima partita-spareggio del 1958 a Belfast contro l’Irlanda del Nord, prima nostra non qualificazione ai Mondiali, in una morsa britannica e In una ripetizione di una partita disputata un mese prima ma invalidata.
Al quarto posto i Quarti ai Mondiali di Francia 1938 contro la Francia, noi sì campioni in carica che si sarebbero riconfermati ma odiati dal pubblico a causa del regime fascista, e per di più in campo con maglietta nera.
Al terzo posto l’epica semifinale 2000 ad Amsterdam contro l’Olanda padrona di casa e tra le sue rappresentative più forte di tutti i tempi, la strenua protezione del fortino di Toldo in 10 contro 11.
Al secondo posto aver espugnato Dortmund nella semifinale del 2006, lì dove la Germania non aveva mai perso, in uno degli stadi più caldi al mondo, con la posta in gioco massima.
E al primo posto il noi contro tutti della finale degli Europei 2021 a Wembley, senza nemmeno la possibilità dei nostri tifosi di viaggiare, di fronte a un avversario all’appuntamento con Dio e con la storia, ma verso il quale noi gli abbiamo fregato il taxi.
Ecco: Spinazzola, Locatelli, Cristante, Barella, Donnarumma, Raspadori, Bastoni e Meret. Sono 8 quelli che saranno in Bosnia e che erano tra quegli uomini di Wembley. Lo hanno provato che è possibile.
Che sia con voi la forza, azzurri".