.

12 gennaio 2014, Cagliari-Juventus 1-4. Gol di Pinilla in un indecente stadio

di Martina Musu

Dodici anni fa, il 12 gennaio 2014, Cagliari-Juventus fu una partita che raccontò molto più del semplice 1-4 finale. Fu il pomeriggio di uno stadio indecoroso, di meno di cinquemila spettatori sparsi sulle gradinate e di una sensazione straniante: una gara di Serie A giocata quasi in esilio. Eppure, in quel contesto surreale, il Cagliari seppe costruire una prestazione di grande intelligenza e orgoglio, capace per lunghi tratti di mettere a nudo i limiti – rarissimi – di una Juventus dominante.

Il piano dei rossoblù non era rivoluzionario: blocco basso, grande attenzione difensiva e ripartenze rapide. Ma l’esecuzione fu impeccabile. La Juve, appesantita da una settimana di allenamenti durissimi, faticava nella costruzione, con una manovra lenta e prevedibile. Il Cagliari, invece, correva meglio, chiudeva gli spazi agli attaccanti bianconeri e trovava anche il modo di spaventare Buffon. Al 21’ il meritato vantaggio: Pirlo perde palla a centrocampo, corner per i sardi e Pinilla, incredibilmente solo, sfrutta alla perfezione la spizzata di Conti. Quattro minuti dopo, ancora da calcio d’angolo, Conti ha sul capo il pallone del possibile 2-0, ma spreca mandando alto.

In quei minuti nasce spontanea una domanda: il 3-5-2 della Juve funziona sempre e comunque? Dalle fasce non arriva nulla, il Cagliari sembra avere la partita in mano. La risposta, come spesso accade con quella Juventus, arriva puntuale e spietata. Al 31’ Lichtsteiner trova Llorente: colpo di testa e pareggio. Il Cagliari non si scompone, riparte e costringe Buffon a una parata irreale su Dessena. Poi, però, la Juve prende coscienza del pericolo: Vidal impegna Adan dal limite, Lichtsteiner spreca alto dopo un assist di Asamoah, fino a quel momento deludente.

Nel secondo tempo ci si aspetta una Juve diversa, magari qualche cambio. Non cambia nulla, né uomini né atteggiamento. I bianconeri restano poco brillanti, Tevez prova a risolverla da solo senza successo. La distrazione è evidente al 19’, quando Buffon chiama palla, Chiellini lo anticipa e Sau per poco non ne approfitta. Al 20’ arrivano i primi cambi: Ibarbo per Sau nel Cagliari, Marchisio per Pirlo nella Juve. I 28 punti di distacco in classifica continuano a non vedersi, finché la partita gira all’improvviso.

Marchisio calcia da lontano, Adan sbaglia l’intervento e la Juve passa in vantaggio. Tre minuti dopo è il colpo del ko: azione rapida e finalmente verticale, Lichtsteiner crossa, Llorente appoggia in rete. Al 35’ lo svizzero, instancabile, trova anche il gol personale sul tiro di Llorente non trattenuto da Adan. L’espulsione di Pinilla per proteste chiude una gara che il Cagliari aveva giocato alla grande per un’ora.

Ed è proprio questo il ricordo più nitido, a dodici anni di distanza: non tanto il risultato finale, quanto la sensazione che solo una squadra davvero enorme potesse permettersi di soffrire così a lungo, restare imperfetta, e poi chiudere la partita con una freddezza implacabile


Altre notizie
PUBBLICITÀ