ESCLUSIVA TC – Muzzi: “Cagliari, potevi fare di più. Ricordi rossoblù? Uno in particolare…”

di Pietro Piga
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Cinquantotto reti e 114 presenze in serie A con la maglia del Cagliari. Roberto Muzzi, dal 1994 al 1999, con l’11 sulle spalle, è entrato nel cuore dei tifosi rossoblù a suon di gol. Un attaccante feroce e potete sotto porta, che difficilmente lasciava scampo agli avversari. Ora, a 45 anni, Muzzi è seduto sulla panchina del Panathinaikos nel ruolo di vice allenatore. Boom Boom Gol, in esclusiva ai nostri microfoni, ha parlato del Cagliari e del suo passato in rossoblù.

Il Cagliari, senza troppe difficoltà, ha conquistato – seppur virtualmente – la salvezza. Come giudica la stagione della squadra?
«Il Cagliari è una grande squadra, penso potesse fare qualcosa in più della conquista della permanenza in serie A».

Massimo Rastelli, da due anni a questa parte, deve fare i conti con le continue critiche.
«Per lui, due anni positivi. Alcuni tifosi del Cagliari, però, hanno mosso qualche critica perché sono consapevoli che il livello dell’organico è importante».

Lei, lo scorso dicembre, si era candidato a subentrare all’attuale allenatore rossoblù. C’è mai stato un contatto col club?
«No, non mi sono mai candidato. Non l’avrei mai potuto fare, visto il rispetto che ho nei confronti di Rastelli. Lessi sui giornali di questa possibilità, ma con la società non ci fu nessuna discussione».

Sfruttando il suo passato da cecchino d’area di rigore, cosa pensa del rendimento di Marco Borriello?
«È un grandissimo centravanti, l’ha sempre dimostrato. Merita i complimenti per la stagione che sta disputando e per l’impegno che sta mettendo per questa maglia».

C’è qualche somiglianza, nel modo di giocare, tra voi due?
«Siamo completamente diversi. Infatti, lui è più un attaccante d’area di rigore, mentre io mi muovevo come una seconda punta».

Usiamo la macchina del tempo, torniamo alla sua esperienza al Cagliari. Ci racconta un aneddoto al quale è legato particolarmente?
«Sono tanti quelli ai quali sono legato, ma ce n’è uno che mi piace ricordare: era il 1997, e di ritorno da Napoli, dopo lo spareggio perso contro il Piacenza, fuori dall’aeroporto vidi i tifosi che ci applaudivano. Da quel giorno, mi innamorai di questa gente».

Mazzone, Tabárez, Trapattoni e Ventura gli allenatori che l’hanno accompagnata nelle stagioni in rossoblù. Qual è quello a cui è più affezionato?
«Sono affezionato di più a Tabárez e Ventura, con loro feci dei campionati da protagonista».

C’è una rete che ricorda con piacere nel suo periodo in Sardegna?
«Quella contro il Chievo Verona, nel 1998. Fu la più importante perché valse la promozione in serie A».

Nell’estate del 1999, lasciò Cagliari in lacrime. Cosa le viene in mente del suo addio?
«La disperazione di lasciare la piazza e la maglia, ma lo feci per il club».

Rieccoci nel presente. Com’è il suo rapporto con la città, ci viene spesso?
«È splendido, anche se, a causa degli impegni lavorativi, non ci vengo tanto. Però, riesco a seguire il Cagliari col cuore».


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