Bruno Alves: “Una sfida giocare nel Cagliari, ora lavoriamo per migliorarci. Futuro? Si vedrà”

di Pietro Piga
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Fresco campione d’Europa col Portogallo, Bruno Alves, quest’estate, si è tuffato per la prima volta nel campionato italiano, vestendo la maglia del Cagliari. Il centrale difensivo rossoblù, baluardo in campo e fuori, si è concesso ai microfoni di GianlucaDiMarzio.com.

Il portoghese traccia un bilancio sui suoi primi 10 mesi in Italia: “È stato un periodo molto positivo. L'obiettivo iniziale era quello di salvare la squadra e adesso stiamo lavorando per ottenere il miglior piazzamento in campionato. Non potevo fare scelta migliore. Al mio arrivo a Cagliari sapevo che avrei giocato per un club storico della serie A, ma che veniva dalla serie B e quindi non sarebbe stato facile ottenere i nostri obiettivi. Ma la vita è fatta di sfide e per me accettare Cagliari è stata una sfida: il primo anno è andato molto bene, il secondo sarà anche meglio”.

Bruno Alves è stato colpito dalla città e dalla gente: “Adoro il clima, le spiagge, amo il modo in cui i tifosi del Cagliari mi caricano e mi fanno sentire il loro affetto. Mi sento uno di loro fin dal primo giorno, quando mi hanno accolto in aeroporto e la cosa si è ripetuta in ogni singola partita. Mi danno una grandissima carica, emozioni speciali. Poi mi piace la città e il modo in cui la mia famiglia si è integrata. I miei figli si trovano benissimo a scuola e in tutte le altre attività. E' un posto perfetto: da una parte qualità della vita, dall'altra la possibilità di giocare un calcio di alto livello”.

Il giocatore, nei momenti di pausa, passa tanto tempo al Poetto: “Sì, il Poetto: amazing. E' la parte di Cagliari che più mi ricorda il mio passato e la mia città natale, Varzim. Mi piace andare in spiaggia con la mia famiglia, è un posto stupendo per passare il tempo libero”.

Il rapporto con i compagni è “buono, c'è stata la possibilità di frequentarli tutti a turno. Però, dato che la mia lingua madre è il portoghese mi viene più semplice comunicare con Rafael, Joao Pedro, Diego Farias: è più semplice. Ho un ottimo rapporto con Borriello e Salamon e spesso ci capita di uscire assieme. Ma devo dire che ho lo stesso tipo di relazioni con tutti”.

Sull’amicizia con Cristiano Ronaldo, invece, risponde così: “È iniziata quando avevamo 21 anni ed è poi cresciuta con il tempo. Cristiano era già fortissimo e nonostante siano passati tanti anni è ancora il numero uno: hai visto ieri? Abbiamo giocato insieme moltissime partite nella Nazionale maggiore del Portogallo ed è ovvio che quando passi tanto tempo insieme a una persona nasce un rapporto speciale. Con lui sono stato spesso in vacanza e per diverse festività. E' un grande piacere e un orgoglio aver condiviso questo percorso con Cristiano, il miglior giocatore del mondo”.

Quest’anno una sola rete, al Bologna, su calcio di punizione: “Ho iniziato ad allenarmi nei calci piazzati da ragazzino, nel piccolo club per il quale giocava all'inizio, il Varzim. Ho sempre provato a segnare su calcio di punizione, provando tante volte durante gli allenamenti. E' qualcosa che ti rende differente e devo dire che ho sempre segnato su calcio piazzato in tutte le squadre dove ho giocato. Non ho molte occasioni durante la partita per tirare in porta e questa è un'ottima opportunità. Io sono un difensore e cerco di focalizzare la mia attenzione sulla difesa, sperando di ottenere il meglio. Ma se capita l'occasione di fare gol con qualche punizione non mi tiro indietro”.

L’idolo di Bruno Alves, fin da piccolo, è stato “mio padre, senza dubbio. Anche lui ha giocato a calcio in Brasile in diversi club, tra i quali il Flamengo, e poi in Portogallo. Poi mi piaceva moltissimo Fernando Couto, che per tanti anni ha giocato in Nazionale e anche in Italia. Lazio, Parma, Barcellona, Porto. Ovunque era un leader e un idolo: da lui ho imparato lo stile di gioco. L'ho sempre seguito per cercare di rubargli segreti: sono cresciuto osservando da vicino Fernando e mio padre”.

Gli hobby sono “il Ju Jitsu ed è un'arte che ho avuto la possibilità di imparare in Turchia e che ho portato nella mia famiglia. Anche miei figli la praticano da anni e abbiamo trovato un'ottima scuola qui a Cagliari: la Gracie Ji Jutisu. E' un bel modo per i bambini per prendere confidenza con la difesa e può aumentare la fiducia in se stessi e fortificare il carattere. Preferisco che i miei figli passino il tempo praticando sport piuttosto che con l'I-Pad, la playstation o il computer. E sono felice che pratichino Ju Jitsu, è incredibile”.

Sui giocatori più difficili da sfidare, commenta: “Sono i miei compagni durante l'allenamento: Borriello, Farias, Joao Pedro, Sau. Tutti ragazzi che danno il cento per cento anche durante la settimana e sono difficili da marcare. Per quanto riguarda i match gli attaccanti del Napoli, gente come Mertens e Callejon, Insigne. Poi Higuain e Kalinic: ce ne sono tanti. Ma tutti dipendono dal team: nessuno può prescindere dal lavoro dei compagni. Come d'altronde succede per il Cagliari, un team sempre difficile da superare per i nostri avversari”.

“Quando sono arrivato qui il mio obiettivo era di imparare e di conoscere il calcio di una grande Nazione come l'Italia. La serie A e il Cagliari mi sono piaciuti tantissimo, mi sono innamorato di questo torneo. Il resto dipende dal presidente. Io ho ancora un anno di contratto e mi impegnerò al massimo, poi vedremo cosa mi riserverà il futuro. Dopo il calcio mi vedo in famiglia a lavorare con miei figli, a insegnargli tutto ciò che ho imparato dal calcio. E' molto importante seguirli da vicino nella loro crescita e dedicargli tempo. Poi starò vicino ai miei parenti, miei fratelli e i miei amici. Mi godrò la mia famiglia”, conclude il difensore a GianlucaDiMarzio.com.


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