Colata a picco

di Francesco Ortu
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Altra, ennesima disfatta per il Cagliari che perde per 1-0 contro l’Atalanta con la squadra che inesorabilmente affonda sempre di più in classifica.

Formazione totalmente inedita per i padroni di casa che scendono in campo, per la prima volta, nella veste inedita del 3-5-2 composto dal tridente difensivo Romagna-Ceppitelli-Pisacane, quintetto in mediana composto da Cigarini-Ionita-Padoin-Deiola-Faragò e il tandem Birsa-Pavoletti davanti. Primo tempo molto blando, con le squadre che duellano fisicamente ed energicamente a centrocampo con gli uomini di Maran che si impegnano unicamente a spezzare e bloccare la manovra orobica senza però essere capaci di ripartire e mettendo in luce tutta la sterilità offensiva degli ultimi tempi. D’altra parte i bergamaschi si districano in un controllo palla assoluto ma allo stesso tempo sterile perché non impegnano mai Cragno. Ma come detto pure la sterilità rossoblù non è indifferente e probabilmente Berisha è particolarmente annoiato. Il secondo tempo ha decisamente un altro tono, con gli uomini del Gasp che fanno valere il loro istinct  killer sfruttando il primo buco difensivo dei sardi per insaccare: cross dalla sinistra con Hateboer che taglia verso la porta e insacca di testa sovrastando fisicamente Padoin. Vi è un accenno di reazione dopo il gol subito, soprattutto con l’azione di JP in contropiede che si conclude con un nulla di fatto ma poi il nulla. Il match riprende un po' di brio con gli ingressi di Pellegrini e Thereau ma poi piove sul bagnato quando il francese, dopo Birsa, deve abbandonare il terreno di gioco e lasciare i suoi in inferiorità numerica. Rammarico infine per la traversa finale di Deiola.

La situazione è sempre  più allarmante, ma la maggior preoccupazione è che non vi è solo un deficit di risultati dovuti solo a sfortuna ma vi è una vera e propria carenza di prestazione che latita da mesi. Nonostante le premesse ottime il gioco si è allineato su quello dei predecessori, ovvero lanci lunghi e tanta fortuna con la sofferenza del povero Pavoletti. Se prima le colpe potevano essere attribuite alla dirigenza, rea di non aver risolto i nodi della rosa fra giocatori adattati e mancanze varie ora, soprattutto dopo la rivoluzione invernale, ora la responsabilità ricade su Maran. La formazione sbagliata per l’ennesima volta, l’incapacità di interpretare al meglio le partite ma anche dal punto di vista della preparazione in cui, nonostante tutto il tempo a disposizione, non si è messo in mostra nulla di diverso dal un mezzo catenaccio. La bussola è stata persa, e la squadra è smarrita con lui. E’ quindi auspicabile che la partita con il Milan diventi il crocevia della stagione, nella quale sarà necessario prendere anche soluzioni drastiche. Perché classifica e calendario non sono dalla nostra parte, e la situazione si fa più rovente e pericolosa.


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