Tutto molto bello. Anzi, solo a metà

di Massimiliano Morelli
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Mentre l'ex calciatore Claudio Onofri (all'attivo negli ultimi anni ha una retrocessione, un esonero, una sconfitta ai playoff; e una espulsione in una tv locale) snocciola numeri che pare Einstein (a un certo punto discetta sui gol segnati dall'Empoli nel primo quarto d'ora delle riprese fin qui disputate) matura il secondo tempo d'un Cagliari in affanno e che capitolerà all'ultimo respiro col gol dell'ex Vecino. Maledette chiacchiere che offuscano una partita giocata per quarantacinque minuti in maniera sufficiente dalla squadra di Zeman, riproposta con otto calciatori sulla riga di centrocampo già al calcio d'inizio. E' annata disgraziata, ma i numeri c'entrano comunque poco; è annata balorda e lo si intuisce su quel tiro di Crisetig che, deviato, viene smanacciato da Sepe e finisce d'un soffio fuori, che sarebbe bastato un soffio dentro per chiudere la gara; è un'annata-no, col palo di Joao Pedro e quello di M'Poku che ti chiedi davvero chi abbia fatto la macumba ai rossoblu. Avrei titolato volentieri il pezzo con un “Bentornato Zeman”, ci si ritrova invece a ragionare sui punti conquistabili da qui alla fine, fermo restando il fatto che col Milan degli ultimi tempi si potrebbe perfino ipotizzare il blitz a San Siro. Con buona pace di Inzaghi (se non l'avranno accantonato prima di sabato prossimo) e d'una Dea Bendata che quest'anno s'è davvero dimenticata della formazione sarda. Certo, se il Cagliari resta quello del primo tempo e purché le sostituzioni in corso d'opera siano diverse da quelle apportate contro la squadra di Sarri. Perché magari ci si potrebbe rendere conto nel frattempo che Caio è ancora immaturo per questo calcio e che Longo e Conti, inquadrati fianco a fianco dalla paytv, magari potevano tornare utili alla causa nel finale d'una partita cui sarebbero serviti fosforo nel centrocampo ormai sguarnito con l'avanzamento di Joao Pedro e muscolarità li davanti, così da tenere alta la squadra. Ma non siamo allenatori, siamo semplicemente banali osservatori, e magari Sdengo quei due rimasti in panca li avrà visti imbolsiti durante la settimana. Supposizioni, sviste, sensazioni, scelte. Mancavano quei due in panchina e con loro Ekdal, Donsah, Cossu e Avelar. Gli uomini per salvarsi ci sono. Serve fortuna, e se nelle ultime dodici giornate ne arriva la metà di quella che fantastichiamo, agganciare il quartultimo posto può non restare chimera.


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