Pensavo fosse amore invece era un calesse

di Massimiliano Morelli
articolo letto 3431 volte
Foto

L'impresa vera stavolta l'ha fatta il Cagliari, capace di ridare verve all'Inter, squadra che all'andata ne aveva beccati quattro (ma c'era Ekdal) e che se la dabbenaggine dei “nostri” non l'avesse fatta da padrona, ne avrebbe beccati altri quattro, pure senza l'assente Albin. Finisce male, con loro che infilano facile-facile la nostra retroguardia aiutati pure da Joao Pedro, capace di perdere il primo pallone che tocca – un record! - offrendo il fianco ai nerazzurri. Ecco, Joao Pedro, poche garanzie d'impostazione, meno grinta di Eriksson, il leziosismo di Rui Sampaio elevato all'ennesima potenza e l'idea d'un onesto lavoratore della pedata che gioca moviolizzato, al rallentatore. Si parla un gran bene di Barella, ma ecco entrare in campo Joao Pedro, che resta pure simpatico perché pare non arrabbiarsi mai, neanche quando lo scalciano da dietro. Benedetta pazienza del tifoso, che s'aspettava altri acquisti, soprattutto una punta che la buttasse dentro, non dico un altro “Rombo di tuono”, ma per lo meno uno alla Acquafresca, che dico, perfino uno come Ardemagni, suvvia, un attaccante di categoria inferiore. Macché, né loro sono arrivati nell'isola felice e tanto meno sono sbarcati a Elmas Borriello e Matri, Pavoletti e Borini. Zero assoluto, come i punti conquistati nelle due ultime gare interne contro antagonisti che a dirla tutta dovresti affrontare armato fino ai denti, perché la Roma resta la squadra che pretese (a torto? A ragione? Fate voi) di vincere a tavolino una gara che non s'è mai giocata e l'Inter è sempre quella che vent'anni fa conquistò non senza dubbi la finale di coppa Uefa, vedi l'anomalo arbitraggio della gara di ritorno disputata al Meazza. Niente, arrivano questi e vai col piede molle, tiri indietro la gamba, giochi lemme lemme e corri al ritmo di un ultramaratoneta, uno di quelli che si sfiancano per cento chilometri e hanno per forza di cose il passo allentato e ritmi da concerto per organo in “la maggiore” suonato pure alla bene e meglio. Qua servirebbe la Cavalcata delle Valchirie e invece ti ritrovi a cantare “Felicità” mentre te ne vai in serie B. Quasi da non crederci, mentre a incorniciare la gara ti piazzano il solito Di Marzio (strano che non abbia tirato fuori la chicca che Mpoku l'abbia già comprato qualcuno), Adani che doveva far da secondo a Mancini e due bordocampisti di chiara fede nerazzurra. Dice “ma guarda il Parma come sta e accontentati”. Vero, nulla da eccepire. Ma speravo fosse altra storia quest'anno, dopo il ventennio celliniano. Ecco, pensavo fosse amore e invece era un calesse. Un calesse che rischia di andare in serie B.


Altre notizie
Utilizzo dei Cookie
Questo sito utilizza cookies, anche di terze parti.
Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento, acconsenti al loro impiego in conformità alla nostra Cookie Policy.

CHIUDI