Lasciamoci così, senza rancore

di Massimiliano Morelli
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Non se ne abbia a male Gianfranco Zola se chiediamo la sua testa. Resta un simbolo, un'icona come calciatore, e ancor di più come uomo: ad avercene di persone per bene come lui nel mondo del calcio, educate, pacate, tranquille, argute. Ma non poteva certo essere lui l'ancora di salvataggio del Cagliari, che paga dazio a un mercato estivo costruito sugli interrogativi, al passaggio di consegne fra presidenti e anche a un po' di sfortuna, perché la palla entra nella porta del Cagliari in maniera inversamente proporzionale a quel che accade con quella degli antagonisti di circostanza: il tiro dei rossoblu finisce sempre alle stelle, quello degli avversari anche quando “svirgolano” termina in fondo al sacco. Il nostro, che è pieno di gol subiti tanto quanto le arrabbiature di chi, incredulo, vede maramaldeggiare al Sant'Elia perfino il Verona, squadra partita per salvarsi. Come noi. Ma a differenza degli scaligeri il Cagliari offre un gioco spezzettato e nonsense, cui s'aggiungono puntualmente l'ammonizione di rito a Conti e gli interrogativi legati a chi resta a scaldare la panchina, da Crisetig a Barella passando per Husbauer, mentre Joao Pedro trotterella per il campo, il più delle volte senza palla fra i piedi. E' reato chiedere di cambiare l'allenatore? E' reato richiamare Zeman sulla panchina del Cagliari? Almeno, seppure col boemo si vinceva poco, c'era qualche giocata degna del nome. Dimenticheremo al termine di un campionato disgraziato le quaterne inflitte a domicilio a Inter ed Empoli? Mera consolazione, è vero, ma c'è da ammettere che da quando è sbarcato Zola non è che ci siano state gare da ricordare. E, detto fra noi, non si riescono a fotocopiare due formazioni, nel senso che ogni “maledetta” domenica c'è sempre stato qualche cambiamento. Di uomini, di ruoli. Di idee. La cosa che non quadra, è che non arrivano risposte da parte del club, che continua a prestare giocatori (Nainggolan, Astori e Ibarbo sono stati prelevati con i “pagherò”) senza offrire la sensazione di veri investimenti per l'immediato futuro. Accantonata in un amen l'idea Cassano, evaporata quella di portare a Cagliari un attaccante di peso, adesso c'è il netto presentimento di avere a che fare con un gruppo di uomini che sta facendo il conto alla rovescia per la prossima stagione. Che, senza miracoli alle viste, sarà di serie B. Caro Gianfranco, è stato bello sognare. Ma ora lasciamoci così. Senza rancore.​


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