Il prestito agli “amici” ha portato in dote la retrocessione

di Massimiliano Morelli
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Adesso che il dolore s'acuisce ulteriormente per la conferma d'una discesa negli inferi della serie B e l'irrisione raddoppia dopo aver saputo dell'1-4 di Bergamo, sopraggiunge l'inevitabile delusione del tradimento. Poco importa che vincere col Palermo presumibilmente avrebbe solo allungato l'agonia, e poi... che ne sai? Col sale sulla coda l'antagonista magari avrebbe cominciato a girare su se stesso. No, qui non s'è stati capaci di tirar fuori perfino l'orgoglio nella penultima uscita casalinga, ennesima botta in testa nel finale d'un campionato da buttare. Ma qui non è la squadra ad aver tradito un intero popolo, qua l'“all inclusive” per lo sbarco fra i cadetti l'ha servito una dirigenza non all'altezza della serie A, inidonea nel gestire situazioni e uomini. Perché in un football dove i tuttologi di turno si sperticano per tagliare due club e portare la linea di partenza a diciotto squadre, il Cagliari s'è adeguato a fare il valvassino. Come spiegare altrimenti la retrocessione? Come accettare, da tifosi, una squadra cui mancano gli uomini all'altezza e quei pochi che ci sono vengono offerti in prestito? Ecco, siamo in B, e obiettivamente non c'era altra via d'uscita al termine di una stagione talmente disgraziata da portare in dote tre allenatori e un'infinita serie di mancate risposte agli interrogativi che mano a mano si sono presentati sulla strada. Adesso si accomodino pure sullo zerbino griffato Cagliari quelle società che vogliono ricostruirsi prelevando i tesserati rossoblu: M'Poku alla Roma (ma in prestito pure lui?), Longo al Genoa (magari comincerà a inquadrare la porta), Crisetig di ritorno all'Inter (almeno tornerà il sorriso ai nerazzurri), Donsah al Psv, Ekdal alla Lazio, poi... chi altro? L'amarezza è galoppante, la rabbia lascia spazio all'incapacità di commentare in maniera serena certi passaggi a vuoto da parte di chi presentandosi a gestire il sodalizio cagliaritano aveva fatto vagheggiare spiragli europei e persino una replica del sogno vissuto 45 anni fa. Arabi? Cordate americane? A rileggerle oggi, le notizie di dodici mesi fa, viene in mente l'ulteriore beffa perpetrata ai danni di chi sogna col calcio. Riso amaro e la carta geografica in mano per vagheggiare il futuro fra trasferte a Latina e Terni, Teramo e Lanciano, Crotone e La Spezia, Avellino e Modena... mentre intanto scorrono le immagini di chi resterà fra i grandi. Di Agostini, salvo in A col Verona e Biondini, anima e polmoni del Sassuolo; del trittico prestato alla Roma e di Pinilla, in gol anche contro il Genoa. Chissà, forse nell'Inghilterra settentrionale, qualcuno adesso sta ridendo sotto i baffi...


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