Dai nemici me ne guardo io, dagli ex (la prossima volta) me ne guardi Dio

di Massimiliano Morelli
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Stavolta vincere è stato facile, troppo semplice, talmente agevole che si potrebbe chiedere a quelli del “gratta e vinci” di sponsorizzare il Cagliari visto lo spot offerto lunedi sera. Troppo facile uccidere un cinghiale tramortito dall'auto che lo investe, schiantare il toro infilzato nella corrida dove tutti gli sono nemici. Motivazioni diametralmente opposte, i ducali già in pantofole a ragionare sulla prossima avventura fra i cadetti e quelli di Festa ad arrampicarsi sugli specchi per agguantare 15 punti nelle ultime cinque partite, roba che se riuscisse la mission impossible anno domini 2015 verrebbe cancellata in un amen perfino la rimonta che portò avanti la squadra allenata da Ballardini. Sprinta come Valentino Rossi quel satanasso di Farias, che crea sconquassi nella burrosa difesa scudocrociata, e tanto basta per sognare una salvezza che sarebbe pure fattibile se solo non si dovessero rimontare sette punti all'Atalanta. La sveglia è suonata tardi, ma non è colpa degli allenatori che hanno preceduto chi siede oggi in panca come ha voluto insinuare l'inviato di turno, pronto a far cadere nel tranello Dessena, le cui parole a fine gara dovrebbero diventare un must per il popolo cagliaritano, cui è stato offerto un attaccamento alla maglia, alla causa e alla città difficile da riscontrare fra quelli che tirano due calci a un pallone. E mentre Dessena parlava ammetto che m'è venuto in mente Matteo Villa, quello che “aveva la maglia cucita sulla pelle”, ferma restando l'immagine di Daniele Conti, uomo simbolo di un'epoca comunque indimenticabile, che osserva da bordo campo la gara col Parma. Alle viste c'è la Juventus campione d'Italia, e rammento che il Cagliari per un paio d'anni ha fatto da sparring partner nel giorno dei festeggiamenti bianconeri per scudetti recenti oppure datati; poi Palermo e Udinese al Sant'Elia, inframezzate dalla trasferta di Cesena, che alla penultima potrebbe aver nulla da chiedere esattamente come siculi e friulani, out da giri europei. Ragionamenti che lasciano il tempo che trovano, ma fanno inevitabilmente vagheggiare quota 39 punti, che comunque potrebbe non bastare se l'Atalanta vince due match su quattro, o ne vince uno e pareggia tre. Antagonisti: Palermo e Chievo in trasferta, Genoa e Milan a Bergamo. Siamo schietti, ne derivano poche speranze, Reja affronterà quattro squadre senza stimoli. Così, nell'amarcord di un campionato da dimenticare, affiorano alla mente i gol degli ex Pinilla e Vecino, senza quelli si poteva fantasticare un aggancio più facile, con due punti appena da rimontare. Qua c'è da accelerare di colpo per sorpassare l'Atalanta, con la speranza di non essere stretti sul guard rail. Chiusura di sipario sulle ovvietà di chi racconta la partita: stavolta sarebbe servito il traduttore per frase nonsense che disturbano il telespettatore quanto la zanzara che ronza attorno all'orecchio durante la pennichella pomeridiana.


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