Caro Giulini le scrivo...

di Massimiliano Morelli
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Come cominciare a scrivere una lettera al presidente della squadra che senti da sempre tua? Con un... “caro”? Mah, al momento pare inadatto, m'è bastato dare un'occhiata alla pagina Facebook, dove agli auguri del club i tifosi hanno risposto – chi in maniera edulcorata, chi calcando la mano - chiedendo il reintegro di Zeman. Sia schietto, signor Giulini, se l'aspettava? Credo proprio di no, la “sommossa” virtuale non è proprio “affare del mondo del calcio” e scoprirla nell'isola felice non può che farla sorridere, visto il suo interesse e il suo attaccamento oltre che alla squadra di calcio, al territorio. Io credo che lei neanche s'immaginava di dover esonerare Zdenek Zeman dopo 175 giorni, lei come noi auspicava un altro campionato, qualche successo in più, valanghe di gol come ai tempi della Zemanlandia foggiana o per lo meno dell'era pescarese vissuta dal boemo. Ma senza attaccanti di peso, come potevamo pretendere, lei e noi, di rivedere tridenti da meraviglie come quelli impostati su Signori-Baiano-Rambaudi e Immobile-Insigne-Verratti? Qua s'è puntato su altri giovani, qualche scommesse e la fortuna neanche c'è venuta incontro, perché quello che consideravamo il più propositivo degli attaccanti, Marco Sau, staziona in infermeria da chissà quante settimane ormai. 

Non se ne abbia a male. Lei, signor Giulini, ha appena replicato la tiritera del suo predecessore, addossando al “mister” le colpe di risultati deludenti. E il progetto estivo? Non può farci intuire che è svanito nel tempo d'un amen. Perché ai progetti, quelli seri, ci si lavora insieme: e insieme si fallisce o si trionfa. Qua l'esonero di Zeman fa invece capire a tutti che gli errori sono solo di Zdenek. E adesso chi arriverà dopo di lui, con un paio di aggiustamenti di mercato, magari il bomber che latita cui aggiungeremo il rientro di Sau, ci metterò poco a invertire la rotta. Lei, signor Giulini, non so quante volte abbia osservato il Cagliari prima di acquistarlo. Intendo quante volte lei possa aver visto una partita di calcio del Cagliari, ma con gli occhi del tifoso. Ammesso e non concesso sia accaduto, non credo che abbia mai visto la squadra giocare come a Milano con l'Inter o a Empoli. Vede, signor Giulini, il tifoso medio del Cagliari, l'ultima partita giocata a quel livello, la ricorda in una trasferta belga di vent'anni fa, coppa Uefa e lo spauracchio Malines addomesticato come neanche al Real sarebbe riuscito. Niente tiki-taka, schemi alla “volemose bene”, palla scagliata in tribuna, campanili alla “viva il parroco” e football sprovincializzato. E il 3-3 di Napoli? Lo sa? L'ultima volta che ho visto tanto carattere fu quando al Sant'Elia si vinse in rimonta, sempre contro i partenopei, 2-1 con due reti negli ultimi 120 secondi di gioco. Sette anni fa. Pensi, ribaltammo quella sfida come fece il Manchester United contro il Bayern, nell'arcinota finale Champions. Ora, signor Giulini, lei dopo Zeman (esonerarlo è il primo errore, secondo me; ma è lei che paga e gestisce, dunque tutto è relativo) ha chiamato Zenga (secondo errore), uno che da calciatore con la maglia dell'Inter non è che si sia fatto benvolere in Sardegna. Del resto lui, Zenga, l'ha detto mille e più volte, si muoverebbe solo in caso di chiamata interista. Dunque se preferisce Dubai, lo si lasci pure lì, che magari è meglio per tutti. 

Il tifoso, lei lo sa, è legato all'amarcord. Se proprio vuole riportare Zola a Cagliari, gli offra un posto da manager, all'inglese, non rischi di farci perdere l'affetto nei suoi confronti qualora non funzionasse come mister. Lei si chiederà ora: e la panchina a chi la affido? Guardi, ascolti il popolo (vox Populi, del resto, continua a restare vox Dei) e la riaffidi a Zeman, non faccia lo stucchevole errore che fan tutti di buttar giù dalla torre l'allenatore quando le cose non funzionano. La ammireremmo tutti, non per la scelta, ma per il gesto del saper tornare sui suoi passi. Anche perché il rischio e il pericolo è che fra un po' di tempo qualcuno possa dire anche a Cagliari “mi sa che non abbiamo dato a Zeman il tempo di lavorare”. Sa chi è stato l'ultimo che l'ha detta, in tempi recentissimi, una frase del genere? Bruno Conti, casa Roma. Mica l'ultimo degli arrivati. Un campione del mondo. 


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