Tanino Vasari, dalla fascia alla focaccia

di Christian Seu
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All'altezza delle terga, sulla maglietta da gioco, Gaetano Vasari portava un disegnino stampato dal mitico magazziniere Mario Manca: Topolino, il suo soprannome, che va ad accostarsi al vezzeggiativo che si porta dietro ancora oggi, a trentanove anni dalla nascita. Tanino è così, semplice e genuino, legato alla sua terra tanto da rifiutare un mega ingaggione a Cesena (250 mila euro, nel 2003), pur di mantenere la parola data all'amato papà: contribuire alla promozione in A del Palermo.

Tanino approda al Cagliari nel 1985. Sì, avete letto bene: "Mi vide giocare in piazzetta un certo Andrea Brancato, uno col naso fino, che piazzava giovani talenti nelle squadrette di periferia - spiega oggi Gaetano -. Mi disse: Tu hai stoffa, io ti porto al Cagliari! Chi, a Cagliari e comi ci jamu, ca navi? Mi… ch’è bellu! Ma chi navi e navi, U Cagliari è ‘nPalermu, a viale delle Scienze, runni c’è l’Università”. Insomma, la maglia non è rossoblù e in questo Cagliari il dialetto è quello palermitano stretto: l'appuntamento con l'Isola più distante dallo stivale è rimandato di qualche anno. Nel 1997, Ventura lo vuole a tutti i costi: Vasari è una seconda punta guizzante, abile sottoporta e altruista. Il tecnico di Genova gli cambia ruolo e lo lancia nel calcio che conta: arretra il proprio raggio d'azione di 30 metri e diventa un fluidificante offensivo, l'esterno destro del 3-5-2 venturiano. Segna solo 3 gol (e due in coppa Italia) in due stagioni, ma si toglie delle soddisfazioni importanti, pur non arrivando mai a toccare l'agognato azzurro. "Il mio cruccio più grande. Dopo un Milan-Cagliari a San Siro l'allora Ct Cesare Maldini venne a trovarmi negli spogliatoi: l’avevo fatto impazzire. Mi chiese la maglia e mi disse: Ma tu dove sie stato fino ad oggi? Tosatti ogni domenica in tv mi elogiava, ma ho mai potuto contare su santi in paradiso purtroppo".

Ventura torna nell'amata Genova, sponda blucerchiata, e richiama con sè Tanino, che lo segue e che in una stagione colleziona 28 presenze con sette gol. Poi Cesena, il citato ritorno a Palermo e una stagione al Vittoria, in D. Poi, per concludere, la reunion con il mentore Arcoleo, a Trapani.
E dalle fasce laterali, Tanino passa al forno a legna: “Quando mi sono ritirato – spiega - mi son comprato il panificio appena fuori lo stadio Barbera. Ci pensavo da mesi, ho girato mezza Palermo, rivolgendomi anche alle agenzie ma in testa ho sempre avuto questo qui!”. Così, appese le scarpette al chiodo, Tanino ha indossato il grembiule, passando così dalle fasce alle focacce...


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