La doppia vita di Eupremio Carruezzo, lo sfortunato attaccante con il "cuore d'atleta"

di Matteo Sechi
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  Una vita densa di spostamenti quella di Eupremio Carruezzo. Un girovago del pallone che, in 21 anni di carriera professionistica ha cambiato la bellezza di tredici casacche (Brindisi, Barletta, Salernitana, Ancona, Monza, Venezia, Savoia, Reggiana, Cagliari, Livorno, Como, Lucchese, SanMarino). Un attaccante che, nel pieno della sua maturità, ebbe la grande occasione a Cagliari. La promozione da protagonista con goal sempre importanti, e poi la scure della sfortuna in quella che sarebbe stata la sua unica stagione nella massima serie. Ma Tony (nomignolo affibbiatogli da Mauro Nardini, suo compagno di squadra a Barletta, perché Eupremio era “troppo difficile”) ha saputo rialzarsi e ha ripreso a segnare, lasciando il segno nel cuore di tutte le tifoserie. Ma non solo. Eupremio ha fatto di più, a un certo punto della sua carriera ha inaugurato una seconda vita: è diventato personaggio letterario.

  “Quando avevo 18 anni il mio trasferimento sembrava cosa fatta: era stato l'allora direttore sportivo del Cagliari Carmine Longo a volermi. Purtroppo un infortunio alla caviglia ha fatto saltare l'affare.” Si presentò così ai tifosi rossoblu Eupremio Carruezzo, nell’ottobre 1997, nove anni dopo il mancato trasferimento. La stagione precedente il Cagliari, dopo lo spareggio a Napoli con il Piacenza, è retrocesso in serie B e Cellino punta su Ventura: vuole la risalita immediata. Dopo un avvio scoppiettante, i rossoblu perdono a Verona e pareggiano in casa col Foggia. Cellino va su tutte le furie e vede in Giacomo Banchelli, poco apprezzato anche dal tecnico genovese, il capro espiatorio. Il mese di ottobre si apre con un Ventura che maschera la tensione con la sua solita ironia: “Carruezzo un mio pupillo? È vero, ho avuto un rapporto sessuale con lui quando allenavo il Venezia. Se lo sa mia moglie...”. L’11 ottobre 1997, però, il presidente della Reggiana Dal Cin, dopo aver rifiutato un’offerta di circa due miliardi di lire da una società di serie A nel mercato estivo, cede alle pressioni dell’attaccante pugliese e accetta lo scambio: Carruezzo in Sardegna, Banchelli in Emilia. Eupremio arriva a Cagliari in punta di piedi, conscio di aver preso il treno giusto e convinto di poter giocare le proprie carte. Non è un vero e proprio bomber, anche se nelle ultime tre stagioni in serie C1 ha realizzato 37 goal e col Savoia, nell’ultima, ha vinto il titolo di capocannoniere con 18 reti. È un attaccante generoso, che non si risparmia, in campo dà tutto, forte fisicamente e con una buona tecnica individuale. La sua prima stagione a Cagliari è positiva, tenuto conto della concorrenza in squadra: Muzzi e Silva sono intoccabili, ma Eupremio riuscirà comunque a collezionare 27 presenze e a siglare 3 reti. È proprio un suo goal, il 24 maggio 1998 contro il Padova, a dare la quasi matematica certezza del ritorno in serie A ed è anche il goal dell’ultima vittoria del Cagliari in quella stagione. Le sue prestazioni gli valgono la riconferma. Eupremio si appresta alla sua prima stagione in serie A, ma la nuova annata inizia nel peggiore dei modi. Durante il ritiro a Brunico gli vengono riscontrate delle anomalie cardiache e viene temporaneamente messo fuori rosa: la carriera è a rischio. Fortunatamente gli accertamenti del Professor Carù scongiurano qualsiasi disfunzione: Eupremio ha solo il cuore più sviluppato della norma, ha il “cuore d’atleta” e può riaggregarsi alla squadra. Ma dopo un solo giorno d’allenamento, ecco il secondo stop: ernia inguinale, da operare. Carruezzo riesce comunque a bruciare le tappe e si presenta al via completamente ristabilito. Ha una voglia matta di mettersi in mostra e dimostrare tutto il suo valore. Vuole concretizzare il sogno di una carriera. Gioca uno spezzone nella storica vittoria contro il Milan, ma nella giornata successiva, contro il Bari, l’ultimo ko, quello definitivo. Entra nella ripresa e, dopo aver sfiorato l’incrocio dei pali con un tiro dalla distanza, compie una brutta torsione sul ginocchio. Rottura del crociato anteriore destro, stagione finita. 

  Eupremio riparte da Livorno, in serie C1. Segna 12 goal, viene ribatezzato Sant’Eupremio dai tifosi e non fa rimpiangere troppo la lunga squalifica subita dall’idolo del Picchi, Igor Protti. L’anno successivo Enrico Preziosi lo vuole fortemente a Como, lo reputa l’uomo giusto per l’assalto alla B e gli offre un contratto triennale, versando un miliardo nelle casse amaranto, dopo una controversa trattativa con il presidente Spinelli. A Como Eupremio si presenta con un’incredibile carica e soprattutto col grande rimpianto del sogno infranto a Cagliari due stagioni prima: “Se la sfortuna non mi avesse colpito in quel momento, sarei diventato titolare. Purtroppo non è successo e mi resta il dubbio di come poteva andare. Un dubbio che vorrei togliermi. A Como ci starò tre anni, fate pure i conti...”. Complici però alcuni infortuni, Carruezzo giocherà soltanto 19 partite andando in goal 8 volte. Il Como centra la promozione in serie B attraverso i playoff ma Carruezzo, nonostante la giusta profezia, non vivrà l’esaltante stagione successiva con i lariani che riusciranno nell’impresa di vincere il campionato di serie B. Dopo una sola stagione, infatti, viene ceduto alla Lucchese, dove ritrova D’Arrigo, suo allenatore ai tempi del Savoia. Eupremio passerà sei anni splendidi in Toscana (21 centri al primo anno e record personale), confermandosi sempre come uno tra i migliori bomber della serie C e dimostrando costantemente di essere un giocatore sopra la media della categoria. Con i rossoneri tanti goal (79), due partecipazioni ai playoff e un feeling stupendo con la città. Nel 2007, a 38 anni, decide di scendere di categoria accettando l’offerta del SanMarino. Sarà la sua ultima stagione da professionista. 

  Dal 2000, però, Carruezzo si è reso celebre in Italia e all’estero anche in un altro campo. Complice lo storico Luciano Marroccu, Eupremio si è sdoppiato nel mondo della letteratura diventando detective in spinose indagini ambientate nel ventennio fascista. Non sarà certo un investigatore celebre quanto De Luca, Montalbano o l’Alligatore, ma Carruezzo ha saputo dimostrare, nel calcio, che non sempre i più famosi sono anche i più bravi e che a volte basterebbe solo un pizzico di fortuna in più, una conclusione lievemente più precisa, un movimento di gambe leggermente diverso... 


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