Joao Paulo Di Fabio, dal fallimento in Italia alla Corea

di Niccolò Schirru
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Era arrivato in Sardegna sponsorizzato da Josè Altafini. Dopo aver girato l'Europa, provino su provino, catturò l'attenzione di Nedo Sonetti nel gennaio del 2002. Nelle idee del tecnico di Piombino avrebbe dovuto sostituire Gianluca Grassadonia, al tempo in rotta con tifoseria, tecnico e società. Joao Paulo Di Fabio da Sao Carlos, classe '79, nonostante le premesse, non riuscì però a lasciare il segno in quel di Cagliari.

Dopo aver fatto la trafila delle giovanili dell'Atletico Paranaense, si ritrovò catapultato nella Serie B italiana, con uno sponsor pesante, e in una squadra decaduta che cercava di allontanarsi dallo spauracchio chiamato Serie C. Nessuna presenza al primo anno in maglia rossoblù. Dall'alto dei suoi 185 cm avrebbe dovuto rappresentare un muro al centro della difesa, ma le sue presunte qualità non volevano saperne di emergere in Italia. Nella stagione successiva, confermato dalla società, si ritrovò agli ordini di Giampiero Ventura, che sostituì capitan Nedo alle porte del campionato, esonerato dopo una sconfitta in Coppa Italia contro l'Empoli. Anche il tecnico genovese non volle saperne di affidarsi al gigante buono brasiliano, che raccolse nove presenze nell'arco di tutta la stagione, scendendo in campo esclusivamente quando la panchina non offriva altre alternative. Trend negativo ripetuto al suo terzo campionato con la maglia del Cagliari, quello della promozione in Serie A. Sei presenze all'attivo, passando da Ventura al "maestro" Reja, che non lo fece mai scendere in campo.

Lasciato libero di accasarsi altrove al termine del campionato, Di Fabio non abbandonò, nonostante gli insuccessi, l'idea di affermarsi in Italia. La Serie C evitata dal Cagliari nel finale della sua prima stagione in Italia, offrì un contratto al brasiliano. Il Como, ormai in decadenza dopo l'abbandono di Enrico Preziosi, crede del centrale, o forse, più probabilmente, non riesce a trovare di meglio nel mercato. Alla fine, 33 presenze condite da un gol, magra consolazione a cui fa da contraltare la retrocessione dei lombardi in Serie C2, e il successivo fallimento che costringe i biancoblu a ripartire dai dilettanti. Come se non bastasse, in una notte di aprile, toccò proprio a lui subire lo sfogo dei tifosi comaschi, che al termine di un allenamento lo accerchiarono cercando la rissa, fortunatamente solo sfiorata grazie all'intervento di un dirigente che portò in salvo l'ex rossoblù.

Errare è umano, perseverare è diabolico. Così Di Fabio, avuta la certezza di non poter competere nel calcio italiano, cerca maggior fortuna nella seconda divisione svizzera, con la maglia del Thun. Due anni, con 51 presenze e zero reti segnate, ma anche qui nessuno si accorge di lui. A questo punto Joao Paulo decide di provare un'esperienza del tutto nuova. E all'inizio della stagione 2008 si trasferisce nella K-League, massima divisione del campionato di calcio della Corea del Sud, trovando un contratto nella società del Busan I'Park. Un difensore brasiliano, con caratteristiche tecniche tutt'altro che sudamericane, alla conquista dell'Asia. Obiettivo fallito, purtroppo. Quindici presenze in tutto, prima che Di Fabio faccia sparire le sue tracce. Difficilmente anche il suo mentore Altafini riuscirebbe a trovare ancora un contratto per il brasiliano giramondo.


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