Del Nevo, il paradiso può attendere

di Nicola Adamu
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Voler riassumere in poche righe la carriera di Loris Del Nevo è una partita persa in partenza. Quindici anni a girovagare per le varie serie professionistiche, dalla C2 alla A (conosciuta solo con i colori rossoblu), dal Friuli alla Sicilia. Un vero e proprio campione di adattabilità, sia in campo che fuori. Iniziò con il piede giusto, Loris: campione d'Italia con la primavera della Juventus. Correva l'anno 1994, la prima squadra guidata dal Trap arrivava seconda dietro il super-Milan di Capello e si faceva sbattere fuori dalla Coppa Uefa dal Cagliari di Giorgi, Matteoli e Dely Valdes. Baggio, Vialli, Moeller, Peruzzi, Kohler, il compianto Fortunato: nomi che solamente a leggerli sale il rimpianto di una serie A che allora c'era e oggi non c'è più. Alle loro spalle, un manipolo di ragazzini terribili capaci di mettere in fila tutti. Solo uno di loro, però, avrebbe raggiunto l'eccellenza assoluta: si tratta di un certo Alex Del Piero, che comunque già bazzicava di frequente nel calcio dei "grandi". Gli altri si chiamavano Milanetto, Cammarata, Binotto, Manfredini, Squizzi e, per l'appunto, Del Nevo. Tutti bravi giocatori, nessun fuoriclasse vero.

Quella Juve dei giovani venne poi completamente sfaldata e i suoi protagonisti si sparsero così in tutta la penisola. Cammarata finì a Verona sponda Hellas, Manfredini alla Pistoiese, Milanetto al Fiorenzuola e Del Nevo con Binotto (in compagnia del veterano Galia) vennero spediti ad Ascoli. Mentre all'esterno che avrebbe successivamente battuto i campi di A con le maglie di Bologna, Brescia e Chievo andò leggermente meglio, il nostro Loris non trovò spazio e da qui iniziò il suo peregrinare in serie C: Palazzolo, Montevarchi, Atletico Catania, Nocerina, Spal, Gualdo sino ad arrivare a Messina: la promozione conquistata sul campo da protagonista non bastò a regalargli la conferma, così dopo una parentesi alla Reggiana, passò alla Triestina che scelse di dargli fiducia dopo la vittoria del campionato e riuscì, a 27 anni suonati, a misurarsi con il primo campionato di B da titolare. La stagione fu decisamente positiva, con i giuliani che conclusero quinti in classifica dopo aver accarezzato a lungo il sogno della doppia promozione, e Del Nevo si segnalò come uno dei migliori incontristi della cadetteria, guadagnandosi l'appellativo di Gattuso della B.

L'ottima stagione gli valse l'interesse del Cagliari di Ventura che vedeva in lui l'incarnazione ideale dell'interno destro nel 3-5-2 allora a lui tanto caro. Il mediano di scuola Juve, per quanto non facesse mai mancare il proprio apporto in termini di grinta e abnegazione, conobbe una stagione con alti e bassi e fu uno di coloro che pagò il cambio di allenatore quando il giocattolo creato dall'attuale allenatore del Bari si ruppe e fu chiamato Reja a salvare capra e cavoli. Il tecnico goriziano preferì inizialmente affidare le redini del centrocampo al rientrante Abeijon, al geometrico Brambilla e al fantasioso ma discontinuo Albino, nell'ottica di una squadra votata all'attacco a sostegno del tridente Esposito-Zola-Suazo. Del Nevo riguadagnò il proprio spazio sul volgere del termine della stagione, quando non si doveva più inseguire ma contenere. Nell'ultima puntata dicemmo di Vignati e del fatto che, a 26 anni, non era troppo tardi per tornare ad alti livelli: Del Nevo, a 29, conobbe per la prima volta la serie A.

Non si può certo parlare di un'annata da protagonista: 12 presenze (quattro da titolare in cui ha avuto modo di giocare tutti i novanta minuti e otto subentri a gara in corso) in cui la concorrenza dei nuovi arrivati Budel e Gobbi e la crescita di Conti tolsero spazio al mediano di scuola Juve, che potè comunque svincolarsi dal Cagliari con la coscienza a posto: una promozione e una salvezza, seppure conquistate da comprimario, non sono comunque roba da poco.

Il prosieguo di carriera di Del Nevo fu a dir poco avaro di soddisfazioni: in quattro anni si trovò a vestire le maglie di Triestina, Ternana - dove fu suo malgrado protagonista, insieme ad altri suoi compagni, di un caso di mobbing - e Perugia mettendo insieme in tutto 24 presenze tra infortuni ed estromissioni dalla rosa. A 34 anni, ormai logorato dai tanti chilometri percorsi, decide di dare l'addio al calcio ma trova chi scommette su di lui nella veste di allenatore in seconda: si tratta di Giuseppe Brucato, mister del Taranto già in B con il Mantova. Brucato fu esonerato dal Taranto nella stagione scorsa ma è stato richiamato in carica dalla società pugliese per quella che sta per cominciare e ha lasciato intendere di voler portare con sé Del Nevo anche per questa nuova avventura. Il protagonista del nostro racconto riparte così dal rossoblu e chissà che a 35 anni e da allenatore non riesca a riguadagnare quel tempo perduto che da giocatore lo vide esordire così tardi ai massimi livelli.


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